TRE COSE CHE MI RIPROMETTO DI NON FARE IL PROSSIMO ANNO SCOLASTICO.

  1. SEGUIRE TROPPO IL LIBRO DI TESTO: spesso i libri di testo sono così ben fatti che diventa forte la tentazione di affidare la nostra attività esclusivamente ad essi. Tuttavia il libro di testo (o il sussidiario) sono da considerarsi – a nostro avviso- più come una guida che non come l’unico strumento per la programmazione della lezione. Pensiamo alla lezione come ad un viaggio: una guida turistica è utile, ma la parte migliore è l’imprevisto, che cambia la giornata e fa scoprire nuovi angoli del luogo che si sta visitando. I bambini inoltre tendono ad annoiarsi quindi a non seguire non apprendere in modo così efficace quando o la lezione è molto prevedibile: è nell’interesse di tutti quindi che il libro di testo sia uno degli strumenti da utilizzare in classe, ma non il solo. Spesso le attività che risultano in un apprendimento più significativo e duraturo e che sviluppano delle competenze veramente trasversali sono attività che attingono alle esperienze reali della classe e che mettono insieme diverse discipline: non  possono necessariamente essere presenti nel libro di testo. Per non ritrovarsi però nemmeno con l’ansia di rendere ogni lezione speciale e di distanziarsi dal libro di testo, consigliamo di scegliere con cura il libro di testo laddove sia possibile. Se invece vi ritrovate a lavorare con un testo che non avete scelto personalmente, cercate di utilizzarne i lati positivi quanto più possibile: Molti  libri sono carenti nelle parti di teoria ma dispongono di eserciziari molto buoni. Cerchiamo anche di esplicitare ai bambini il concetto di libri di testo come strumento di apprendimento: il concetto X viene illustrato così nel nostro libro, ma cerchiamo altre fonti possibili altrove. Questo favorirà un’apertura mentale verso la ricerca di fonti diverse e la possibilità di aprirsi alla co-costruzione della conoscenza.
  2. DARE PER SCONTATI I MIEI ALUNNI: Spesso purtroppo diamo per scontato che i bambini secondo noi a quell’età debbano aver raggiunto alcune competenze o anche alcune capacità relazionali. Capita spesso di sovrapporre le nostre esperienze con gruppi classi passate con il gruppo che ci troviamo ad avere nel presente (“con il ciclo precedente questo non avveniva”, “con la terza dell’altra scuola potevo permettermi di fare quest’altro”): è Un processo umano e comprensibile, che però ci impedisce di conoscere i bambini che abbiamo concretamente davanti. Prendiamoci del tempo per conoscere il percorso dei bambini soprattutto per conquistarci la loro fiducia e poter lavorare insieme per un intero anno scolastico.
  3. DARE TROPPI COMPITI PER CASA : Premettiamo che la gestione dei compiti per casa dipende moltissimo dalle materie che insegniamo e dal tempo scuola entro cui ci troviamo ad operare. Detto questo, spesso i compiti vengono visti come una parte imprescindibile della didattica e della lezione: come se un argomento non fosse davvero concluso senza un compito per casa. Quando è possibile, si può anche lasciar correre e non assegnare compiti per casa: questo ne rinforzerà il valore ed il significato, perché non saranno un automatismo ma un rinforzo, un esercizio in più richiesto in alcuni frangenti.

Trovate altri articoli sulla gestione della classe e la vita a scuola qui:

3 pensieri su “TRE COSE CHE MI RIPROMETTO DI NON FARE IL PROSSIMO ANNO SCOLASTICO.

  1. Brave, brave, brave! Farò lo stesso, perchè è da un po’ che ho scelto: insegno scienze e geografia ma anche matematica attraverso gli albi illustrati e i meravigliosi libri divulgativi della “letteratura per ragazzi” e per monografie, perchè diciamolo finalmente a voce alta: il programma non esiste più, esistono le Indicazioni (almeno per ora) che indicano, appunto, i percorsi che l’insegnante crea per la propria classe, a partire dal contesto territoriale, socio-antropologico, culturale, storico, ambientale; cerco sempre di avere occhi per vedere e provare stupore per i miei bambini e le mie bambine e per il loro percorso, cerco di affidarmi a visioni diverse, in evoluzione, mi metto in ascolto e osservo, più che giudicare e, infine, la questione compiti: pochissimi e sfidanti, di ricerca attiva, in gruppo, mai compilativi, o di pura esercitazione (la facciamo in classe, basta e avanza) perchè il compito è “roba” del docente (voglio essere io a fianco del bambino con il gruppo classe) e non della famiglia, che spesso complica, demotiva, squalifica, si sostituisce, … ed è “roba” del bambino, artefice del suo sapere ma non da solo, in relazione, del bambino che conquista e scambia con i compagni.
    Vi stimo molto per la vostra opera di scaricamento di pregiudizi e cattive pratiche.

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  2. Pingback: Mantenere una mentalità aperta come insegnante: crescere professionalmente. – vie maestre

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