
LA STORIA: Prosegue, attraverso l’amore e con un tocco di umorismo, la ricerca di sé di Sigge, il giovane protagonista della trilogia che Jenny Jägerfeld dedica all’adolescenza.
Di essere innamorato di Adrian, Sigge lo sa da Natale, ma ormai questa passione gli brucia dentro. Riuscirà però a dichiararsi? E come potrebbero prenderla i compagni di classe, tra i quali c’è chi lo bullizza solo perché gli piace tanto il pattinaggio artistico? È vero che ora, nella cittadina di Skärblacka, ha dei veri amici (soprattutto l’esuberante, sensibile e fedelissima Juno, compagna di fortunati progetti) e che ha più coraggio di mostrarsi senza filtri. Ed è vero che intorno a sé vede nascere tante altre storie d’amore, non solo tra i compagni: forse anche la mamma si è finalmente innamorata, e perfino la stravagante nonna Charlotte sembra avere un misterioso spasimante. Ma per lui, con il suo amore per un ragazzo, il rischio di tornare all’impopolarità dei tempi della vecchia scuola di Stoccolma è alto.
PER LEGGERE L’INCIPIT:
CI PIACE PERCHÉ: affronta con delicatezza, umorismo ma senza moralismi i dilemmi di un ragazzino di oggi. Dai sentimenti verso un coetaneo dello stesso sesso, al senso di appartenenza al gruppo, al bisogno di sentirsi se stessi: tantissimi temi potenzialmente “pesanti” che invece trovano naturalmente posto nella narrazione di Jenny Jägerfeld.
NELLA DIDATTICA: questo libro può diventare un punto di partenza per conversazioni aperte e REALI con i ragazzi — su chi si è, su come ci si sente diversi, su cosa significa accettarsi e accettare gli altri. Un’occasione per avvicinarsi al loro mondo con curiosità e rispetto, senza preconcetti.
OTTIMO PER: letture autonome, per chi inizia ad emanciparsi dalle proposte degli adulti. É un romanzo capace di parlare ai ragazzi di oggi con una voce autentica, senza filtri e senza moralismi — e proprio per questo rappresenta uno strumento prezioso anche per chi li accompagna nella crescita. Apre uno spazio in cui il giudizio è sospeso, dove tutti itemi sono consentiti e non c’è forzatura nell’aderire ad un modo di essere.







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