Dalle storie allo schermo: educare al digitale partendo da un albo illustrato.

Educazione al digitale e albi illustrati? Che strano binomio è mai questo?! Secondo noi invece partire dalle storie è sempre la chiave per arrivare al cuore dei bambini e conquistare la loro attenzione. Siamo partiti da “L’uomo che non aveva un nome” di Davide Calì e Lucia Carlini, di Kite edizioni.

LA STORIA: su una piccola isola sperduta vive un uomo in completa solitudine. Così solo che ha dato un nome a tutto ciò che lo circonda: alle montagne, agli alberi, persino ai sassi. Solo lui non ha un nome, perché nessuno l’ha mai chiamato. Un giorno la sua vita tranquilla viene sconvolta dall’arrivo di visitatori inattesi che lo trascinano nel mondo frenetico della grande città. Improvvisamente ha un nome e migliaia di nuovi “amici”. Ma presto scopre una verità preziosa: tutto quello che cercava lo aveva già.
Una storia toccante e poetica che esplora con delicatezza i temi della solitudine, dell’identità e del valore delle relazioni autentiche.

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CI PIACE PERCHÉ:
L’ uomo senza nome è invisibile e sconosciuto finché non diventa famoso, conosciuto, un’attrazione mediatica per intrattenimento e per piacere social. Solo allora viene visto, chiamato, cercato. Ma è davvero amicizia quella che nasce in questo modo? Sono davvero suoi amici quelli che gli danno attenzione attraverso gli schermi?

Il cuore del libro sta tutto qui: nelle relazioni sociali fragili, interessate, funzionali, che riconoscono l’altro solo in base a ciò che può offrire, alla gratificazione che ci può dare. L’albo mette in scena una società che usa, consuma, poi dimentica. E lo fa con una narrazione semplice, a misura di bambino e immagini potenti, semplicissime ma capaci di far emergere il senso di solitudine, di disillusione e di aspettativa mancata.

La conclusione è comunque serena e offre ai piccoli lettori (e agli adulti che li accompagnano) una via di uscita: il rapporto con la natura,

Per sbirciare un estratto:

È una lettura che apre domande vere nei bambini (e negli adulti):
Chi siamo quando nessuno ci chiede niente, quando nessuno guarda?
Valiamo solo per quello che facciamo? Il nostro valore è dato da ciò che pensano gli altri?
Che cosa rende un’amicizia sincera?

USO NELLA DIDATTICA: ci è sembrato il via perfetto per un percorso di consapevolezza ed educazione digitale. Attività di educazione digitale

AMICI, NEMICI o SEMPLICI CONOSCENTI?

I nostri alunni sono veri nativi digitali, tuttavia hanno poca consapevolezza della distinzione tra digitale e reale, in particolare in termini di relazioni. Dividiamo la classe in piccoli gruppi, di modo da consentire la partecipazione di tutti e creare le condizioni affinché tutti si sentano a proprio agio.

  • Secondo voi, online ci si può sentire invisibili?
  • Tutti i messaggi, i like, le richieste di amicizia sono segni di vera amicizia?
  • cosa distingue una relazione digitale da una reale?

Non si cercano risposte giuste, ma pensieri. Cerchiamo di offrire uno spazio senza giudizi, dove i bambini si possano sentire a proprio agio nell’esplorare il tema collettivamente.

Vengono presentate brevi situazioni, lette ad alta voce o mostrate su cartoncini:

  • “Marco riceve molti messaggi solo quando porta i giochi nuovi.”
  • “A Sofia scrivono solo per farsi aiutare con i compiti.”
  • “Nel gruppo classe nessuno risponde, ma tutti leggono.”

I bambini, a piccoli gruppi, decidono:

  • È una relazione che fa stare bene?
  • È una relazione utile a qualcuno?
  • È una relazione che esclude o che causa disagio a qualcuno?

Riprendiamo il contenuto dell’albo e chiediamo ai bambini:

  • Come si sente il protagonista?
  • Cosa vorrebbe davvero?
  • Come potrebbe cambiare il comportamento degli altri?

Si lavora sull’empatia digitale: dietro uno schermo c’è sempre una persona.

ATTIVITÁ ULTERIORE: Costruiamo il semaforo delle relazioni onlineTutti insieme, riunendo i gruppi, si costruisce un cartellone con tre colori:

🟢 Relazioni sane
🔴 Relazioni che fanno male
🟡 Relazioni da capire meglio

I bambini inseriscono comportamenti digitali (like, messaggi, silenzi, esclusioni, richieste continue).
L’insegnante guida la riflessione senza giudizio, aiutando a leggere i segnali. Ricordiamoci che sta a noi adulti dare un modello di relazione (digitale e non!) positiva.

Concludiamo costruendo insieme un REGOLAMENTO di COME STAR BENE.

La classe costruisce insieme poche regole di gentilezza online, ad esempio:

  • Non scrivo solo quando mi serve qualcosa
  • Rispondo con rispetto
  • Nessuno è invisibile nel gruppo

Le regole vengono scritte e tenute visibili in aula, come promemoria che tutti contano, nessuno è invisibile: nemmeno dietro uno schermo.

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