Non chiamateli lavoretti

Con il passare del tempo abbiamo notato un forte cambiamento di prospettiva riguardo al discusso tema dei “lavoretti” a scuola che ha portato finalmente a rivalutare il momento del “fare” come vera e propria attività didattica.

Negli anni passati il lavoretto nella dimensione scolastica era realizzato principalmente perchè sentito come un dovere nei confronti delle famiglie degli alunni, che “si aspettavano” un regalo prodotto dal proprio bambino/a in occasione di particolari momenti di festa e ricorrenze varie. I lavoretti, specialmente quelli legati alla Pasqua e al Natale, spesso rappresentavano simboli religiosi o ricostruivano tramite immagini o biglietti scene e passi ispirati al Vangelo. I lavoretti e i biglietti realizzati invece per la festa della mamma e del papà proponevano solitamente un’immagine della famiglia fortemente stereotipata (che purtroppo fatica a cambiare).

Secondo la visione del tempo la mamma era quella che si prendeva cura della casa e della famiglia, e per questo veniva ricompensata con frasi e poesie colme di gratitudine, mollette da bucato decorate, cuori di mille materiali. Dai lavoretti e poesie regalati al papà traspariva invece un’idea ben diversa: al papà si regalavano pensieri e oggetti da leggere e ammirare mentre era al lavoro, portachiavi, dischi orario, ecc.; insomma il papà era visto come il genitore che purtroppo aveva poco tempo per i figli in quanto perennemente impegnato, al lavoro o in auto. Questo tipo di visione stereotipata è sopravvissuta fino ad oggi e nonostante la nostra società e conseguentemente l’idea di famiglia sia notevolmente cambiata fatica a sradicarsi del tutto.

Come insegnanti ed educatori abbiamo il dovere di fare la nostra piccola parte nella direzione del cambiamento.

In una scuola che dà valore al fare e al creare è responsabilità dei docenti anche scegliere quale valore e scopo dare ai momenti creativi, considerandoli spunti ed occasioni per trattare temi di particolare importanza.

Vediamo nella Pasqua un’occasione per festeggiare valori universali legati a questa festa: rinascita e vitalità. A tal proposito vi consigliamo la lettura del nostro articolo:
https://viemaestre.com/2018/03/22/pasqua-attivita-e-proposte-inclusive/

Ecco che secondo questa prospettiva la nostra proposta per il lavoretto di Pasqua potrebbe essere il frutto del lavoro dei bambini nell’orto della scuola. In una società ormai sempre più multiculturale come la nostra è importante ricercare valori e messaggi universali, condivisi da tutte le famiglie.

Per questi motivi abbiamo deciso di far realizzare ai bambini un piccolo dono che valorizza il gesto della semina, del contatto con la terra, del prendersi cura giorno dopo giorno di una piccola piantina.

Ogni bambino ha dipinto un piccolo vaso, e una volta asciutto, ha inserito il vasetto con all’interno il bulbo di un fiore o una piantina di basilico.

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AVVISO AI NAVIGANTI: un blog che parla di autismo.

Oggi segnaliamo un blog davvero prezioso, una risorsa che ha molto da offrire a chi ha la fortuna di incapparci: https://labiondaelabruna.com/

Il blog racconta l’esperienza di una famiglia con una bambina con autismo; il racconto è sempre rispettoso dell’individualità della persona che viene raccontata e dà a chi legge la possibilità di affacciarsi alla quotidianità di una famiglia che si trova ad abbracciare questa faticosissima realtà. La voce narrante ( o meglio, scrivente) è quella della mamma, Daniela Scapoli: una mamma che racconta con parole delicate ma puntuali la difficoltà quotidiana dell’organizzazione della vita di una famiglia con autismo.

Quello che distingue questo blog dai tanti che esistono è la sincerità e la forza positiva che emergono da questa esperienza familiare. Il blog è anche ricco di informazioni interessanti, di link utili .

Condividiamo con voi la splendida intervista che ha realizzato con http://www.dallaluna.it :

Trovate il profilo Facebook di Daniela qui: https://www.facebook.com/daniela.scapoli

“Ada al contrario”: come raccontare con semplicità e delicatezza la diversità

In occasione della giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo vi parliamo di un libro fresco di stampa che abbiamo scoperto in questi giorni alla #bolognachildrenbookfair e che sin dalle prime pagine ci ha profondamente colpito per la delicatezza e sensibilità con cui tratta questo tema.

“Ada al contrario”, delle Edizioni Settenove, è scritto da Guia Risari e illustrato da Francesca Buonanno (http://www.settenove.it/articoli/ada-al-contrario/1349)

Settenove è una casa editrice per la prevenzione della violenza di genere che propone nuovi linguaggi, senza stereotipi e tramite le storie parla di diritti, rispetto, collaborazione.

Ada da fin da piccola fa le cose alla rovescia, non per cattiveria, ma perché le viene così. Da neonata, al posto di urlare «Uééé, uééé», strillava: «Éééu, éééu». Dormiva di giorno e stava sveglia di notte. Il papà l’appoggiava sulla culla e lei si sollevava. La sollevava e lei voleva sdraiarsi. Chiamava mamma il papà e papà la mamma e, crescendo, iniziò persino a camminare al contrario. 

La storia di Ada tocca con leggerezza senza mai nominarlo il tema dell’Asperger, una forma di autismo, e lo fa sottolineando l’aspetto della libertà e del diritto di essere accolti nella propria diversità, elemento che può coinvolgere tutti i bambini e le bambine a prescindere da quale sia la loro propria e peculiare unicità. 

Non sempre dare un nome alle cose è sufficiente a riconoscerle e ad accettarle.

I bambini, specialmente i più piccoli, non hanno bisogno di nomi o etichette per vedere gli altri come possibilità, ma semplicemente di occasioni di condivisione.

Oggi abbiamo letto in classe la storia Ada, che con semplici disegni e divertenti illustrazioni ha coinvolto profondamente i bambini trasportandoli nel mondo al contrario della piccola protagonista.

Tra le risate e l’entusiasmo per la piccola Ada, che ha subito destato la simpatia della classe, i bambini mi hanno subito chiesto di intervenire per raccontare spontaneamente il loro vissuto “al contrario”.

“Maestra, anch’io mi sento un po’ al contrario perché son mancina” ha iniziato a dire un’alunna. Il prezioso intervento ha dato il via ad una interessante discussione in cui ogni bambino ha raccontato i motivi che lo fanno sentire “al contrario”.

Al termine degli interventi abbiamo raccolto i pensieri di ognuno mettendoli per iscritto con cartoncini colorati.

I bambini hanno il potere di insegnarci a vedere la diversità di ognuno come un valore aggiunto e di farci scoprire che le differenze ci rendono tutti un po’ al contrario.

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