SOSTEGNO (ma non solo):Come migliorare la relazione scuola-famiglia.

Il mondo dell’inclusione scolastica è ricco di spunti interessanti sia per chi opera nel sostegno sia per chi opera su posto comune.

Abbiamo deciso di dedicare un post a questo aspetto della vita scolastica, in un’ottica di miglioramento e di riflessione (momento importantissimo nell’armamentario personale di ogni docente che voglia essere efficace). Per non parlare di sostegno sempre e solo dal punto di vista della scuola, abbiamo deciso di confrontarci con Carlotta, autrice del meraviglioso blog https://ilpettirossocheride.blogspot.com/ (abbiamo parlato del suo lavoro qui: https://viemaestre.com/2018/03/17/avviso-ai-naviganti-2/)

Carlotta parla così del suo essere “mamma di sostegno”:

“Secondo me il rapporto famiglia-scuola (per tutte le famiglie e tutti i gradi scolastici), sarebbe bello si instaurasse fin dai primi anni di scuola dell’infanzia.Può partire dalle famiglie e trovare ascolto e dialogo costruttivo nella scuola o vice versa…inoltre per le famiglie che convivono con la disabilità andrebbero coinvolti in questo dialogo anche dottori di riferimento e terapisti (a partire dal pediatra!)
Io considero questo dialogo come una rete di sostegno, dove le informazioni sono interconnesse, vengono condivise, si arricchiscono delle singole esperienze con il bambino e di conseguenza sono potenzialmente informazioni molto importanti, pronte per essere elaborate in strategie sinergiche che diventano “multi-sostegno”.Le strategie di “multi-sostegno” vanno poi ridistribuite a tutti:

  1. Ai bambini per primi nella pratica tutti i giorni.
  2. Ai genitori che hanno il polso vero della situazione -la vivono tutti i giorni tutto il giorno- perchè necessitano di sostegno emotivo; dalla rete di sostegno ricevono un rinforzo positivo sapendo di non essere soli e soprattutto si sentono utili condividendo la loro esperienza.
  3. Alle insegnanti perchè quasi al pari delle famiglie passano molto tempo con i bambini, ma senza la quotidianità domestica. Grazie alle informazioni del multi-sostegno possono calibrare al meglio gli strumenti didattici a loro disposizione. Ci sarà meno dispersione di energie in percorsi inadatti ai bambini. Potranno fruttare le inclinazioni e gli interessi ristretti dei bambini ( di cui vengono a conoscenza grazie alle informazioni dei genitori), conquistando più rapidamente la loro attenzione e ampliando i tempi di concentrazione su un compito da svolgere.
  4. Ai terapeuti che attraverso il loro lavoro molto specializzato e mirato (più o meno intensivo con incontri da due a cinque o più ora la settimana) possono condividere molte strategie pratiche. A loro volta però, hanno bisogno al pari delle insegnanti, di informazione sui bambini che provengano dalle famiglie, perchè è proprio attraverso questi agganci che possono avvicinarsi ai bambini con maggiori difficoltà relazionali o incapacità verbali.

Insomma in poche parole la rete del multi-sostegno è un circolo virtuoso, basta dargli il via!Io ne ho una esperienza diretta.”

Le abbiamo rivolto alcune domande, da insegnanti, volte appunto a capire come poter migliorare la relazione tra scuola e famiglia.

  • Cosa può fare un insegnante che incontra un bambino con diversa abilità sulla sua strada? 

Costruire un dialogo con le famiglie, magari anche prima di conoscere il bambino con un incontro nei giorni che precedono l’inizio delle lezioni o comunque il prima possibile. Mi rendo conto che non tutte le famiglie sono aperte o che non tutti gli insegnanti ad inizio anno scolastico hanno già assegnato il ruolo, ma il dialogo è la prima porta aperta verso un rapporto costruttivo ed un aiuto concreto.Ovviamente questo è quanto consiglio anche alle mamme e papà di fare, cercare di fornire alla scuole e alle insegnanti che ruotano intorno ai figli il maggior numero di informazioni possibili.

  • Quali sono gli ostacoli più grandi nel rapporto tra scuola e famiglia?

La paura di apparire invadenti da parte delle insegnanti nei confronti delle famiglie e la timidezza (che diventa il timore riverenziale man mano che si sale di grado scolastico) da parte delle famiglie nei confronti dei docenti. Sono dell’idea che il rapporto famiglie e scuole vada incoraggiato. Basta poco per partire con il piede giusto e se nel corso degli anni gli insegnanti si avvicendano (soprattutto gli insegnanti di sostegno raramente riescono a tenere il ruolo per più di un anno consecutivo) dovrebbero essere le famiglie a proporre il dialogo. Una famiglia che inizia a parlare con la scuola durante i primi anni lo farà sempre per tutto gli anni scolastici a venire!

  • Cosa vorresti vedere cambiare nel sistema scolastico?(non necessariamente nell’ambito del sostegno)

Per favorire il dialogo fra scuola e famiglia, a favore di tutti, bisognerebbe promuovere uno o due incontri all’anno dove la scuola incontra le famiglie (come gli open day, ma dedicati all’inclusione!) Invitare tutti e sedersi a parlare di cosa può fare la scuola e cosa possono fare le famiglie. Inoltre in questi incontri le famiglie con figli con il sostegno possono entrare in contatto e fare altra sinergia!La scuola un anno per l’altro dovrebbe coinvolgere le famiglie nella scelta delle attività scolastiche, le metè delle uscite, gli spettacoli da vedere e corsi da proporre agli alunni per valutarne insieme l’accessibilità per tutti. Queste attività sono fortemente formative e grandi occasioni di inclusione fra compagni, ma se le attività non sono adatte a tutti il loro potenziale muori lì.

  • Quali risorse consigli ad un docente che voglia formarsi in ambito di inclusione/sostegno? 

Penso che un docente di sostegno debba essere una persona curiosa ed elastica. Gli strumenti didattici non hanno la stessa presa su tutti i bambini. Non dovremmo mai parlare banalmente di disabili, ma di bambini con forme di apprendimento differente quindi gli strumenti vanno personalizzati, elaborati ad hoc, ne vanno scovati di nuovi.Il docente di sostegno, ma non solo lui, deve essere un creatore di meraviglia. Se il bambino che ha difronte non si meraviglia più di una cosa, presto non seguirà più l’argomento.L’insegnate deve mantenere il programma didattico in carreggiata, ma senza rigidità. Una griglia di lavoro costante è fondamentale, ma saperla rendere ogni giorno attraente è la vera sfida per un’insegnante, ma è anche la sua carta vincente.

Grazie Carlotta: il tuo contributo è stato prezioso e le tue parole cariche di significato e di spunti importanti.

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