Insegnamento: un duro atto d’accusa.

Abbiamo seguito con interesse la vicenda di Amanda Coffman, insegnante statunitense che ha rassegnato le dimissioni dal proprio incarico a seguito del rifiuto da parte del proprio distretto scolastico di accogliere le richieste dei docenti in merito alle loro condizioni di lavoro.

Potete vedere qui il suo discorso (in inglese): https://m.youtube.com/watch?v=POBQITtCbDk

Questa frase apre il discorso con cui Amanda si rivolge pubblicamente ai propri superiori, spiegando le ragioni della propria scelta.

Riportiamo un passaggio significativo del suo discorso:

“Noi come paese abbiamo davvero bisogno di ripensare il modo in cui trattiamo i nostri insegnanti. No, non sono andata a insegnare per i soldi. Mi interessano abbastanza i miei studenti da alzarmi e dire che io e loro, ENTRAMBI, meritiamo di meglio. Meritiamo migliori condizioni di lavoro per gli insegnanti e migliori condizioni di apprendimento per gli studenti. Quando gli insegnanti sono oberati di lavoro, sottovalutati e vengono negate opportunità di autonomia e avanzamento, allora l’apprendimento soffre. Non perché ci rifacciamo sui bambini, ma perché la società si rifà sui bambini: sottovalutare gli insegnanti significa sottovalutare il futuro.”

Vi ritrovate nel durissimo “j’accuse” di questa insegnante o ritenete invece che la situazione nel nostro paese non sia paragonabile?

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