5 IDEE PER EVITARE IL BURNOUT DA INSEGNAMENTO

PREMESSA: l’insegnamento è considerato tra le professioni più predisposte allo sviluppo di problemi di salute mentale (ansia, depressione, rabbia, etc.), malattie fisiche (mal di testa, ulcera, reattività cardiovascolare, etc.), o sintomi comportamentali (assenza per malattia, minore impegno, assenteismo, etc.), (Pulido-Martos, Lopez-Zafra, Estévez-López, e Augusto-Landa, 2016).

Questo nostro post non vuole assolutamente sostituirsi ai professionisti deputati alla gestione di problemi così seri ma vogliamo dare il nostro contributo per eliminare parte dello stigma associato a questo argomento. Cerchiamo di costruire ambienti positivi e accoglienti non solo per gli alunni ma anche per i colleghi.

Incoraggiamo chiunque stia sperimentando un momento difficile, che sospetta possa essere legato allo stress lavorativo, a rivolgersi al proprio medico di fiducia per un parere.

Ci sono degli accorgimenti che possiamo adottare per non finire in una situazione di burnout, questi sono i nostri:

  1. PARLA CON UN AMICO INSEGNANTE: è fondamentale avere una persona fidata che svolga il nostro stesso lavoro per essere compresi. Spesso le famiglie degli insegnanti accolgono i loro sfoghi ma non riescono a comprendere le dinamiche complesse che muovono il microcosmo che è una scuola. Avere un riferimento professionale è davvero importante: se questo non fosse possibile, non rinunciate a sfogarvi ma fatelo con una persona che non vi faccia sentire giudicati.
  2. PIANIFICA (MA SENZA ESAGERARE): una forte fonte di stress è il dover improvvisare le lezioni o il non aver chiari gli impegni burocratici e doverli adempiere in fretta. Ogni domenica sera apriamo il calendario (ideale è sincronizzare il calendario del cellulare con gli impegni) e cerchiamo di fare il punto delle situazione, anche aiutandoci con carta e penna: abbiamo un’idea di attività per ognuna delle giornate in classe? Abbiamo impegni con i genitori? Abbiamo scadenze istituzionali da rispettare? Preparare il grosso del lavoro o pianificare quando svolgerlo renderà la nostra routine quotidiana molto più gestibile.
  3. NON CADERE NELLA TRAPPOLA DELLA PERFEZIONE: spesso ci assegniamo delle priorità che non sono necessariamente tali. Cerchiamo di limitare i nostri impegni alla (già notevole) mole di lavoro che ci richiede il nostro lavoro. Non serve valutare ogni pagina di quaderno, vidimare ogni lavoro, produrre cartelloni o fare “lavoretti” per le festività. Semplifichiamo i nostri impegni: siamo già oberate di richieste e aggiungerne non fa altro che amplificare lo stress.
  4. DEDICA TEMPO AL TUO BENESSERE: la scuola è un ambiente di lavoro che condiziona in modo importante la vita fuori dal lavoro. Diamo dei limiti. Non svolgiamo lavoro per la scuola dopo una certa ora, non rispondiamo al telefono, non forniamo il nostro recapito telefonico ai genitori. Diamoci un tempo che sia solo nostro, che la scuola non possa reclamare: questo aiuta a rigenerare il senso di sè, fondamentale per un equilibrio interiore.
  5. CERCA STIMOLI: la stanchezza ci suggerisce di limitare l’esperienza lavorativa a ciò che conosciamo bene e di cui ci sentiamo sicuri. Tuttavia questo genera un meccanismo di frustrazione dovuto alla ripetitività di ciò che ci troviamo a fare. A volte basta una piccola novità per affrontare con entusiasmo una routine stantia.

E voi? Avete altri suggerimenti per affrontare lo stress derivato dal lavoro?

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Perchè è importante documentare il proprio lavoro a scuola

COSTRUIRE INSIEME LA DOCUMENTAZIONE 

Possiamo intendere per materiale documentale qualsiasi oggetto, prodotto o strumento utile a richiamare o conservare la memoria di avvenimenti o situazioni significative. In campo educativo e didattico la documentazione costituisce una testimonianza e la memoria di come si era, di ciò che è accaduto, di ciò che è stato fatto e, molte volte, delle ragioni – spesso nascoste – che hanno portato alla determinazione di certi eventi o situazioni. A volte è possibile cogliere significati e ragioni solamente se si riesce a prendere una distanza (temporale) dagli avvenimenti vicini nei quali, nell’immediato, siamo troppo immersi per poterli guardare con il necessario distacco. La documentazione rappresenta una traccia, una memoria di eventi considerati significativi, di situazioni, di stili educativi, di scelte effettuate ad hoc che si intende controllare. Anche nella scuola è necessario ricordare. Molte esperienze, situazioni, eventi che hanno rappresentato per bambini ed adulti momenti forti e vissuti intensi, sono andati perduti perché non se ne è conservato traccia.

L’IMPORTANZA DELLA DOCUMENTAZIONE

A volte, un insegnante può percepire la vita nella scuola come appiattita, schiacciata sulle routine. Le cose (le novità, gli eventi, i piccoli cambiamenti) si perdono nella nebbia della quotidianità che, con il passare del tempo, appare sempre uguale a se stessa. Altre volte, le esperienze che vengono effettuate possono risultare talmente dense e forti da essere presto dimenticate e perdute se non vengono fissate. In altri casi, si può avere la sensazione, al termine dell’anno, di non avere ben chiaro ciò che si è fatto ed i passi che sono stati effettuati. A volte può accadere di sopravvalutare la propria azione educativa; altre volte (è forse il caso più frequente) si può correre il rischio di sottovalutarla. In ogni caso, la documentazione costituisce uno strumento utile per la qualità dell’azione educativa.

Perchè documentare? Le ragioni per cui la documentazione nella scuola è importante sono molteplici. Indichiamo qui, sinteticamente, tre scopi principali:
L’azione educativa e didattica come attività pensata

Documentare significa pensare adeguatamente a ciò che si farà prima di farlo, prestare attenzione alle dinamiche che intercorrono mentre si sta svolgendo una determinata attività, oppure analizzare un po’ più a freddo e a distanza su ciò che si è (appena) finito di fare. In tutti i casi, si tratta di una riflessione, per così dire, a distanza rispetto a ciò che si intendeva fare o si è fatto sul momento. Si ha la possibilità di riguardare con distacco ciò in cui ci si è trovati o ci si troverà immersi; significa effettuare un confronto fra lo scarto esistente fra le proprie intenzioni educative e ciò che effettivamente è avvenuto nella situazione pratica

La scrittura come lavoro di autochiarificazione 

Documentare significa, da questo punto di vista, esporre, presentando con chiarezza metodologica e di contenuto, l’azione che è stata svolta in sezione o che si intende svolgere.

La focalizzazione dei problemi

Specialmente nella documentazione personale sono più facilmente evidenziati gli aspetti problematici che preoccupano maggiormente l’insegnante, oppure le situazioni che possono provocare incertezza, difficoltà, ansia. La documentazione diviene, in questo caso, lo specchio dei problemi da mettere meglio a fuoco nelle situazioni didattiche. La descrizione di un puntuale percorso didattico per un bambino in difficoltà segnala un’attenzione didattica mirata. La definizione puntuale di aspetti organizzativi può nascondere la corrispondente preoccupazione dell’insegnante. In modo simile, sorvolare su certi aspetti significa non ritenerli importanti, o anche, erroneamente, sottovalutarli e, appunto, non vederli. In altre parole, la documentazione dell’azione educativa e didattica riflette sempre, inevitabilmente, la particolare prospettiva del suo autore. In ogni modo, la documentazione (se non è troppo povera od eccessivamente occasionale e parziale) riflette, di solito in modo sufficiente, i pro e i contro dello stile educativo ed i problemi principali che si presentano in una determinata situazione educativa.

 DOCUMENTARE SERVE?

Uno dei rischi più forti è quello di andare più o meno consapevolmente alla ricerca, attraverso la produzione di materiali di documentazione, della conferma anticipata. E’ ciò che è stato definito come l’effetto Pigmaglione, che consiste nel prevedere in anticipo che cosa accadrà per poi constatare che è accaduto esattamente ciò che ci si aspettava. In altre parole, la documentazione dovrebbe rappresentare una condizione di ricerca anche per chi la mette in opera: documentare significa rileggere con occhio più distaccato ciò che è stato fatto per cogliere significati e ragioni che non erano del tutto consapevolmente presenti nel momento in cui veniva attuata l’azione educativa e/o didattica

Felice anno nuovo: 9 buoni propositi per il 2019.

L’inizio dell’anno nuovo porta con sè una ventata di freschezza che si può tradurre in desiderio di migliorare se stessi e la propria professionalità, prendendo spunto dai cosiddetti “buoni propositi”. É ben lontana da noi la convinzione di poter insegnare a  qualcuno quale debba essere la direzione della propria vita ma talvolta è positivo leggere nero su bianco cosa si può migliorare, ciò che è in nostro potere cambiare in meglio.

  1. Non preoccuparti del confronto: ci sarà sempre una collega più avanti con il programma, con più verifiche svolte, con una classe più obbediente. Questo genere di confronto genera solo sconforto se non viene seguito da un’azione che serva a compensare queste differenze.
  2. Apprezza i traguardi che raggiungi coi tuoi allievi: spesso, fagocitati dai ritmi frenetici che ci impone la scuola, non apprezziamo fino in fondo le conquiste che compiamo assieme ai nostri alunni. É sempre un momento emozionante ricordare insieme con loro com’erano diverse le cose a settembre e quindi emozionarsi pensando a quanto ancora cambieranno entro fine anno scolastico. Servono solo pochi minuti ma sarà un momento significativo sia per l’insegnante sia per gli alunni.
  3. Corri qualche rischio: spesso vogliamo provare qualche nuova idea ma non siamo sicuri dei tempi che richiederà o della sua riuscita. Proviamo: rifugiarsi nella routine in cui ci troviamo a nostro agio (perché già testata e perfettamente funzionante) è rassicurante ma provare qualche novità è importante. Proviamo qualche piccolo esperimento didattico: sarà comunque una soddisfazione.
  4. Non preoccuparti troppo della “quantità” del tuo lavoro: sappiamo bene che , sebbene non sia una priorità o un oggetto di riflessione, la quantità di lavoro svolto con i bambini ha un certo peso in ambito scolastico. Ricordiamo a noi stessi che l’importante è la qualità del lavoro e il coinvolgimento dei bambini in esso.
  5. Progetta qualche nuova routine: tutti abbiamo dei momenti della giornata in classe che rappresentano una sfida. Vale la pena riflettere se implementare una nuova routine per migliorare questi momenti. Noi abbiamo un articolo sulle routine del mattino che potrebbe fornirti qualche spunto interessante: GESTIONE DELLA CLASSE: consigli per una routine mattutina efficace.
  6. Fai domande: la nostra professione sembra dover essere immune al bisogno di chiarimenti. Troviamo invece che sia un segno di grande maturità e di intelligenza porre domande: alle colleghe, ai genitori, ai bambini, ai collaboratori.
  7. Coltiva i rapporti umani a scuola: l’ambiente scolastico è un luogo di relazioni umane e professionali unico. É imperativo investire se stessi anche dal punto di vista umano: vale la pena costruire dei rapporti positivi e improntati alla correttezza comunicativa per poter lavorare in modo efficace.
  8. Trova un equilibrio: Insegnamento può diventare una professione totalizzante, che travalica i confini della scuola e che tendiamo a portare con noi anche una volta terminato l’orario di lavoro. Un buon proposito potrebbe essere di non svolgere attività per scuola dopo una certa ora o durante il giorno libero. Darsi dei limiti rende più marcata la delimitazione tra vita personale e professionale e questo è sempre un punto di partenza positivo.
  9. Impara ed utilizza una cosa nuova: prova una novità e mettila in pratica nella professione. Si può trattare di imparare ad utilizzare un’applicazione(4 app per facilitare la vita degli insegnanti. Risorse gratuite e facili da utilizzare.) o può trattarsi di una unità di apprendimento (a questo link trovate i nostri consigli su Come redigere una buona UNITÁ DI APPRENDIMENTO)

“MAESTRA, IO HO FINITO” – Attività e strategie per gli studenti con tempi di esecuzione molto rapidi.

Ciascun insegnante di scuola primaria sa bene che all’interno del proprio gruppo classe avrà almeno un alunno che completa le consegne con largo anticipo rispetto al resto dei compagni. Spesso questi bambini vengono impegnati in attività di tutoring o di supporto ai compagni, specie se il gruppo è numeroso o presenta necessità particolari. Tuttavia è buona pratica individuare una routine che possa impegnare in modo produttivo anche questi bambini con attività didattiche specifiche e che non richiedano un tempo di correzione utleriore al docente.

Come?

  1. COMUNICARE CHIARAMENTE CON I BAMBINI. Chiarire con la classe che a partire da quel giorno ci sarà una nuova modalità per chi finisce prima: attenzione però a non veicolare il messaggio che finire prima equivalga ad un premio. Noi solitamente definiamo l’aver finito come aver ricevuto una correzione dall’insegnante: questo garantirà una soglia minima di lavoro svolto 🙂
  2. STABILIRE UNA ROUTINE. Chiarire che, una volta terminato il lavoro, ci si potrà alzare per prelevare un’attività da svolgere autonomamente.
  3. PREDISPORRE I CONTENITORI. Solitamente bastano due aree: area linguistica e area matematica. Si possono utilizzare scatole da scarpe colorate o contenitori trasparenti da riempire con piccole attività AUTOCORRETTIVE.  ESEMPI: operazioni da svolgere in colonna, analisi logica e-o grammaticale, acrostici da inventare, sudoku ecc. 792a8b715b77dde137492b6c65cd46fd
  4. INCORAGGIARE I BAMBINI A SCEGLIERE LA PROPRIA ATTIVITÁ. Questo tempo può essere utile anche per incoraggiare in modo positivo la costruzione di percorsi personalizzati anche per i bambini maggiormente produttivi. Solitamente questi alunni tendono a seguire le indicazioni in modo fedele e non viene loro concessa una personalizzazione, come invece accade per i bambini che faticano con questi aspetti. Sarà un momento di apprendimento gratificante.

E voi? Avete altre strategie per gli alunni dai tempi esecutivi rapidi?

COME GESTIRE AL MEGLIO L’ASSEMBLEA DI CLASSE.

L’assemblea di classe può rappresentare un momento stressante anche per insegnanti di grande esperienza.

La condivisione degli aspetti positiviDei traguardi raggiunti rappresenta la parte gratificante e semplice della comunicazione con le famiglie, ma quando si tratta di condividere aspetti che possono risultare problematici è bene avere chiara una pianificazione.

Partendo come sempre dal presupposto che ciascuna classe ha un proprio percorso e ciascun docente un proprio stile comunicativo, riassumiamo qui alcuni consigli utili:

DA FARE PRIMA

  • Inviare la comunicazione con largo anticipo per consentire ai genitori di organizzarsi. Paio di settimane consentiranno  di gestire al meglio l’organizzazione familiare. Inviare poi un promemoria un paio di giorni prima per assicurarsi che l’appuntamento non venga dimenticato.
  • Prepararsi una scaletta scritta con i punti da toccare. Se si ha a disposizione una lim, si può predisporre un semplice documento Word (o un PowerPoint) con cui illustrare ai genitori ciao che si vuole discutere con loro. Aiuta a mantenere alta l’attenzione da parte dei genitori e a non perdere il filo quando si hanno diverse comunicazioni da effettuare.
  • Sistemare l’aula. Noi docenti sappiamo che un’aula disordinata è uno spazio vissuto, che riportaIn modo tangibile l’esperienza dei bambini: sarà questo il momento di condividere con i genitori le tracce concrete di quanto svolto dai bambini.

DURANTE L’ASSEMBLEA

  • Condividere messaggi positivi. È importante aprire e chiudere le comunicazioni condividendo messaggi positivi; cerchiamo di limitare le comunicazioni relative ad aspetti problematici alla parte centrale dell’incontro. Famiglia devono potersi sentire a loro agio venendo accolti da un messaggio rincuorante e devono portare a casa una sensazione positiva in chiusura.
  • Restare aperti al dialogo. Chiedere spesso se ci sono domande, dubbi o perplessità. Ricordate la vostra disponibilità ad accogliere eventuali richieste di colloquio individuale (previa richiesta scritta).
  • Messaggi univoci. Fermo restando che ciascuna persona ha la propria individualità (anche quando si tratta di docenti)è bene che i messaggi condivisi siano univoci e quindi trasmettano la stessa linea, in particolare in termini educativi. É bene pertanto concordare delle linee guida tra colleghi da rispettare nelle comunicazioni con l’utenza: quali richieste faremo? Come ci regoliamo rispetto al problema X? Quali richieste accoglieremo?

COME STABILIRE UN BUON RAPPORTO CON I GENITORI: suggerimenti per impostare e mantenere nel tempo una relazione positiva con le famiglie.

Da docenti conosciamo il ruolo determinante che ha la famiglia nel successo scolastico dei bambini e quanto la collaborazione scuola-famiglia sia determinante per un percorso positivo.

Quali sono allora i nostri suggerimenti per un rapporto sereno con i genitori dei nostri alunni?

  • SIATE CHIARI: Nella comunicazione con i genitori non dobbiamo scordare che alcuni passaggi che per noi, gente di scuola, sono impliciti per un utente medio sono da esplicitare. Cerchiamo dunque  di rendere il più possibile chiare le nostre intenzioni e le motivazioni che ci muovono a determinate scelte.
  • SIATE BREVI: un genitore che si presenta ad ascoltarci ha probabilmente dovuto prendere un permesso dal lavoro e comunque si è dovuto organizzare per gestire la propria vita famigliare. Cerchiamo di essere coincisi e di non “perderci” in discorsi troppo verbosi.
  • SIATE RASSICURANTI: anche il genitore più sereno ha un po’ di ansia nell’incontrare l’insegnante dei propri figli, perché coltiva aspettative o per esperienze precedenti non positive che non vorrebbe ripetere. Cerchiamo di esternare con calma le nostre aspettative e di non lasciar trapelare stati d’animo negativi: siamo positivi e riceveremo fiducia.
  • SIATE UNA SQUADRA: il team didattico non deve mai presentarsi disunito, anche se dovessero esserci delle differenze o dei disaccordi. Agli occhi dell’utenza questo risulta poco professionale e non aiuta nella costruzione di un rapporto di fiducia reciproco.
  • FORNIAMO DISPONIBILITÀ: la “politica della porta aperta” ripaga sempre. Ricordiamo ai genitori che siamo disponibili ad incontrarli per ogni necessità, ricordando in modo chiaro le modalità previste per questi incontri nel nostro istituto. Esplicitiamo che non sono i docenti a scegliere come ricevere i genitori ma che ci sono delle prassi da seguire, seppur con flessibilità.
  • PRATICHIAMO UN SANO DISTACCO: non forniamo ai genitori il nostro numero personale , né li aggiungiamo come amici sui social per ragioni di correttezza professionale. Se ci sono delle necessità particolari (uscite didattiche ecc) il numero di una delle docenti può venire fornito al rappresentate di classe, con l’impegno a non divulgarlo. É bene che restino saldi alcuni limiti tra genitori e docenti, per non appiattire al ribasso la relazione educativa.

E voi quali modalità mettete in pratica nella relazione con i genitori dei vostri alunni? Vi trovate d’accordo con le nostre?

3 CONSIGLI PER VALORIZZARE LE DIFFERENZE IN CLASSE

La classe si presenta come un microcosmo che replica la complessa società che sperimentiamo ogni giorno fuori dalle mura di scuola; al proprio interno infatti troviamo diversità di cultura, composizione famigliare, lingua madre ma anche diversità fisiche e somatiche.

Qual è il ruolo del docente in questo senso?

  • NON FAR SENTIRE NESSUNO FUORI LUOGO: la sensazione maggiormente importante che i bambini percepiscono è il sentirsi voluti, accolti. Quindi vanno evitati assolutamente tutti i commenti (umani, comprensibili e che non demonizziamo) del tipo “oggi che manca X sì che c’è silenzio” oppure “Oggi siamo pochi in classe, adesso sì che riusciamo a lavorare bene”. Non c’è nulla di male ma contribuiscono a costruire un’immagine della classe come un gruppo che “sarebbe perfetto se”, quando invece il gruppo è perfetto così com’è. Certo, noi sappiamo che il gruppo perfetto non esiste e che ci sono alunni che rendono faticosa anche l’attività più banale, ma i bambini devono sentirsi parte di un gruppo positivo, che fa e farà grandi cose.
  • NON NEGARE LE DIFFERENZE: partendo dall’assunto di base che tutti facciamo parte del gruppo, che siamo una squadra pronta a giocare insieme una partita lunga un anno intero, non è consigliabile appiattire il vissuto dei bambini. Quindi in situazioni in cui si affronta una diversità, non minimizziamola ma affrontiamola con serenità. Un esempio banale è il Natale: X non celebra a casa. Chiediamo se ha piacere di raccontare come passano una festività importante a casa, se vuole portare delle foto. Oppure al ritorno delle vacanze chi è restato a casa può sentirsi “da meno” rispetto a chi ha fatto tante esperienze: accogliamo il loro racconto valorizzando la loro esperienza a casa. Banalmente il messaggio che amiamo trasmettere è che non c’è un modo di vivere giusto e valido ma che ogni bambino ha una vita che va apprezzata e accolta nel gruppo.
  • EVITARE DI PERPETRARE STEREOTIPI: non nascondiamoci che siamo umani e spesso, per stabilire un rapporto con i bambini, peschiamo dal nostro “archivio mentale” delle frasi fatte che però rischiano di ferire gli alunni o, comunque, di non contribuire ad una visione positiva di sé. Facciamo domande ai nostri alunni, chiediamo ciò che piace loro anziché proiettare su di loro dei preconcetti (magari molto positivi o in buona fede) che poi si trovano ad assecondare o smentire. Il bambino coi capelli rossi magari non apprezza un commento da parte nostra, anche se benevolo. Oppure: la coppia di gemelli apprezzerà maggiormente una domanda volta a conoscere i loro gusti anziché una battuta sulla somiglianza tra loro.

Siamo consapevoli che a volte la mancanza di tempo non ci consente una riflessione sull’approccio alla relazione ma cerchiamo di partire con meno automatismi e maggiore input personale: i risultati ci ricompenseranno.

APPRENDIMENTO COOPERATIVO: la nostra esperienza.

PREMESSA: spesso parlando di didattica si usa la dicitura “apprendimento cooperativo” come se fosse un sinonimo di “lavoro di gruppo” o di “didattica laboratoriale”. In realtà l’apprendimento cooperativo non è una modalità che si utilizza in modo estemporaneo ma un vero e proprio metodo di lavoro su cui strutturare la vita di classe nel lungo periodo, con modalità e ruoli ben definiti.

DI COSA SI TRATTA?  L’apprendimento cooperativo è un metodo di conduzione della classe che utilizza piccoli gruppi (eterogenei al loro interno, omogenei tra loro) in cui gli alunni lavorano insieme per arrivare ad un obiettivo condiviso.

Alcune delle caratteristiche del cooperative learning (di seguito indicato come CL) sono: l’interdipendenza positiva fra i membri del gruppo, la responsabilità della leadership condivisa fra tutti i suoi membri, l’instaurarsi di un’interrelazione positiva (o interazione costruttiva diretta), l’insegnamento diretto delle abilità sociali (in particolare quelle relazionali) necessarie a instaurare dei rapporti di collaborazione all’interno del gruppo, la valutazione non solo individuale ma anche di gruppo. Nei gruppi tradizionali o spontanei, invece, ognuno si preoccupa di imparare per se stesso (senza sentirsi responsabile dell’apprendimento altrui), vi è un solo leader che di solito guida il gruppo, si dà maggiore attenzione ai livelli di apprendimento conseguiti che non alle relazioni instauratesi fra i membri del gruppo, la valutazione è solo di gruppo e questo può disincentivare la partecipazione adeguata di alcuni membri del gruppo che cercheranno così di trarre un vantaggio dallo stesso. Quelli citati rappresentano i 5 elementi considerati da diversi autori essenziali al fine della cooperazione all’interno del gruppo. Ma vi sono ulteriori caratteristiche che contraddistinguono i gruppi di CL dai gruppi tradizionali: la formazione del gruppo secondo criteri di eterogeneità anziché in maniera omogenea (ad esempio per livello di prestazione) o causale, come avviene nel gruppo tradizionale; la possibilità per l’insegnante di intervenire, dando un feedback rispetto al modo di relazionarsi dei membri del gruppo versus interventi di mero recupero o pacificazione delle tensioni; l’autonomia del gruppo versus i continui interventi dell’insegnante.

Ritornando alle 5 caratteristiche essenziali del CL, proviamo a individuare alcuni degli elementi più significativi che determinano l’efficacia di questa metodologia:

1) Interdipendenza positiva

E’ una caratteristica essenziale del Cooperative Learning, caratterizzata dal fatto che il gruppo non può raggiungere un determinato risultato senza l’apporto di ogni suo componente. Il successo del gruppo è dato da un vero e proprio lavoro di squadra e per questo a ognuno deve essere attribuita una responsabilità specifica. Gli alunni imparano in questo modo che il raggiungimento del profitto personale non è l’unica finalità del processo di apprendimento.

2) Responsabilità individuale e di gruppo

La responsabilità è individuale rispetto al ruolo che viene attribuito a ogni componente del gruppo, mentre è collettiva rispetto agli obiettivi comuni e condivisi che devono essere raggiunti. Questo comporta che ognuno deve essere messo in grado di conoscere la finalità generale del lavoro di gruppo, i metodi da utilizzare e gli strumenti da adottare. Inoltre, ognuno deve essere messo in grado di apportare al gruppo le proprie competenze specifiche. Questo aspetto è strettamente legato a quello della valutazione che non a caso riguarda il singolo membro del gruppo e il gruppo nel suo insieme.

3) Interazione costruttiva

L’interrelazione fra i membri del gruppo è l’elemento che, da una parte permette di raggiungere l’obiettivo della conoscenza, dall’altro quello del superamento dei conflitti all’interno delle relazioni instauratesi nel gruppo. La finalità di tale interazione è dunque lo scambio reciproco e il sostegno e deve essere costruttiva cioè basata sulla fiducia reciproca e sull’accettazione dell’altro. Questo vuol dire non ridicolizzare l’altro, non criticarlo in sé come persona ma criticare le sue idee. Ciò spingerà, inoltre, le persone a esprimere con tranquillità le proprie opinioni, senza temere di essere giudicati per questo. La condivisione delle risorse ma anche delle paure all’interno del gruppo, nell’ottica di un reciproco sostegno, aiuterà a lavorare non solo sugli obiettivi dell’apprendimento in sé (e sulle diverse discipline oggetto di studio) ma anche sulla costruzione di relazioni positive, che potranno rivelarsi preziose nei momenti difficoltà che gli allievi incontreranno nel loro percorso scolastico.

4) Abilità sociali

Nei piccoli gruppi occorre avere o sviluppare delle abilità sociali (prima di tutto la capacità di relazione) senza le quali non è possibile attuare un vero e proprio Cooperative Learning. Molti insegnanti pensano che le abilità sociali siano qualcosa di quasi innato negli studenti e che non sia necessario spiegarle loro. Ma l’esperienza dimostra l’esatto contrario e del resto la mancanza di abilità sociali è uno degli ostacoli principali, specie all’inizio di un percorso di apprendimento cooperativo, a un proficuo lavoro di gruppo. La capacità di comunicazione, la capacità di prendere decisioni, la funzione di guida, le strategie di soluzione positiva dei conflitti sono tutte abilità sociali che si possono e si devono apprendere nei gruppi di lavoro cooperativo. Una società competitiva e individualistica come quella attuale non facilita di certo l’apprendimento delle abilità sociali e da questo punto di vista la scuola può diventare un importante anello di congiunzione fra le storie individuali e la costruzione di una solidarietà collettiva. Le conoscenze e abilità sociali ovvero relative alla gestione dei rapporti all’interno del gruppo devono essere insegnate allo stesso modo in cui si insegnano le conoscenze e abilità disciplinari. Tuttavia, la trasformazione delle abilità sociali in competenze sociali è un processo piuttosto lungo; si tratta quindi di un risultato non raggiungibile nell’immediato ovvero all’inizio di un processo di apprendimento cooperativo.

5) Autovalutazione di gruppo

Il gruppo deve essere messo in grado di autovalutare il proprio processo formativo, quindi individuare gli elementi positivi e negativi delle proprie azioni, al fine di modificare alcuni comportamenti che possono incidere sull’efficacia del lavoro di gruppo e di conseguenza sull’apprendimento. La valutazione deve includere un monitoraggio durante il corso dei lavori e una valutazione finale complessiva di tutto il processo. Oggetto di valutazione devono essere sia i comportamenti individuali che quelli del gruppo nel suo complesso, anche rispetto ai risultati raggiungibili da un punto di vista didattico. Come per l’apprendimento delle abilità sociali, imparare ad autovalutarsi non è un fatto immediato ma un processo lungo che richiede la mediazione dell’insegnante.

Il Cooperative learning, oltre che dai tradizionali lavori di gruppo si distingue anche da altre forme di approccio collaborativo quali ad esempio le diverse forme di tutoraggio. Per tale motivo ovvero per evitare confusione fra le diverse pratiche didattiche, alcuni autori ritengono che sia meglio utilizzare la dizione di Cooperative Learning.

Ma al di là delle definizioni è importante configurare il CL come “un ambiente di lavoro e una strategia didattica”: infatti, se le teorie e le tecniche che sono alla base del CL possono variare anche notevolmente a seconda degli autori, tutti concordano nel ritenere che l’elemento centrale sia dato dalla effettiva ed efficace cooperazione fra gli alunni. La collaborazione tra alunni risulta l’elemento centrale in tutte le tecniche che si basano sulla mediazione sociale come l’apprendimento cooperativo: in tal modo si creano i presupposti per un’educazione efficace di tutti gli allievi, compresi quelli che sono a rischio di dispersione, quelli che sono portatori di difficoltà e bisogni speciali e quelli diversamente abili.

IL RUOLO DEL DOCENTE:

Il ruolo dell’insegnante e degli alunni si modificano non poco nell’applicazione di un metodo di tipo cooperativo. In effetti l’insegnante continua ad avere un ruolo attivo ma diverso da quello proprio dei metodi tradizionali di insegnamento/apprendimento: è importante il suo contributo nella fase preliminare ovvero nella preparazione della lezione, affinché siano predisposte le ormai note condizioni che rendono efficace un gruppo di CL; ma è importante il suo intervento anche nel corso della lezione, specie al fine di osservare il gruppo (è opportuno che l’insegnante passi continuamente fra i gruppi) e di intervenire, se necessario. In sintesi l’insegnante ha il compito di:

–  formare i gruppi in maniera eterogenea;

–  individuare i compiti;

–  specificare gli obiettivi da raggiungere;

–  insegnare le competenze sociali;

–  stimolare l’impegno

–  osservare il lavoro di gruppo

–  valutare i singoli e il gruppo

Tutto ciò comporta che l’attenzione si sposti dalla cattedra all’aula intera e ciò da un punto di vista didattico rappresenta sicuramente un cambiamento di prospettiva.

IL RUOLO DEGLI STUDENTI:

Quanto al ruolo degli studenti, il loro coinvolgimento nelle attività didattiche è molto più attivo e responsabilizzante rispetto al proprio apprendimento. Inoltre gli studenti percepiscono l’importanza di ogni membro del gruppo, quindi aumentano la fiducia in se stessi e l’autostima. Infine essi imparano a praticare concretamente il principio di solidarietà. In definitiva i compiti degli alunni possono essere così sintetizzati:

–  partecipare attivamente al lavoro di gruppo, mettendo a disposizione ognuno le proprie risorse;

–  collaborare affinché si instaurino delle relazioni positive all’interno del gruppo;

–  sentirsi responsabili del proprio apprendimento e di quello altrui;

–  dividersi i compiti;

–  sostenere le persone con maggiori difficoltà.

Di fatto il ruolo degli allievi coincide con la messa in pratica delle cinque caratteristiche essenziali del CL elencate precedentemente.

LA NOSTRA ESPERIENZA: 

spesso si ritiene che queste modalità didattiche non possano essere applicate in classi che vedono al proprio interno casi di bisogni educativi speciali o elevata conflittualità: il nostro vissuto didattico rispetto a questo assunto è differente. Si tratta di una metodologia che rafforza la motivazione e da questo punto di vista va maggiormente incontro a coloro che hanno necessità particolari, a volte frustrate dalla tradizionale e quotidiana pratica dell’insegnamento che può risultare demotivante. Infine è importante sottolineare che “l’apprendimento cooperativo migliora e rinforza le relazioni interpersonali fra studenti con bisogni educativi speciali e non. Infatti, quando la classe assume un atteggiamento cooperativo anziché competitivo, gli studenti disabili possono contribuire al successo del gruppo ed è più probabile che in questo modo siano da esso accettati.

PICCOLA BIBLIOGRAFIA da cui partire: 

  • “Con gli altri imparo :Far funzionare la classe come gruppo di apprendimento” di Novara, Passerini, Ed. Erickson
  • IANES D., Didattica speciale per l’integrazione, ed. Erickson, Trento, 2001

VIDEO (a cura di SCUOLA INTERATTIVA) CHE SPIEGA COS’É IL COOPERATIVE LEARNING

 

ORGANIZZAZIONE IN AULA: schede stampabili per gestire al meglio la burocrazia quotidiana in classe.

Chiunque di noi lavori nella scuola primaria sa che una parte delle energie che vorremmo riversare nell’insegnamento e nel rapporto con i bambini viene assorbita dalle noiose incombenze che comporta la burocrazia scolastica che va affrontata quotidianamente. Tra le incombenze da espletare quodianamente ci sono: firma del registro elettronico, giustificazioni, avvisi da consegnare e da ritirare, firme da verificare, passaggi di consegne tra colleghe e chi più ne ha più ne metta.

Per evitare che questi aspetti routinari (ma purtroppo necessari) assorbano troppa della nostra attenzione -che invece vorremmo dedicare ad altro- vi consigliamo di organizzare una piccola bacheca da gestire con i post-it.

Abbiamo preparato due semplici esempi in A4, stampabili e plastificabili, che potete trovare qui:

Una volta stampati e plastificati, si possono usare come promemoria perenne aggiungendo solo i post it, che varieranno di giorno in giorno a seconda delle incombenze da completare in classe.  Per capirci, un po’ come nell’immagine:

 

ORGANIZZAZIONE IN CLASSE

Con questo tipo di organizzazione, si ha un riferimento “fisico” per chi entra in classe e quindi sa quali sono le cose a cui prestare attenzione per quella giornata: non più consegne a voce (verba volant!) o su foglietti volanti, ma uno strumento chiaro a cui riferirsi come team docente. E voi come organizzate questo aspetto della vita di classe?

 

Mantenere una mentalità aperta come insegnante: crescere professionalmente.

Sappiamo che un atteggiamento di apertura ingenera un clima di apprendimento positivo e motivante negli alunni. E per quanto riguarda noi docenti?

Spesso come insegnanti ci scordiamo di come sia possibile cambiare e migliorare noi stessi, da un anno scolastico all’altro. Alcuni anni sono faticosi e ci lasciano poco spazio per questo aspetto importante della nostra professione: la crescita personale. Siamo chiamati ad affrontare problemi comportamentali, disorganizzazione sistemica, mancanza di fondi e scarsa attenzione all’aggiornamento professionale: questo ci lascia poche energie da investire in noi stessi.

Spesso come insegnanti ci lasciamo come ultima delle priorità nei processi di miglioramento che coinvolgono il nostro agire professionale.

Abbiamo quindi individuato alcune azioni che ci aiutano a mantenere un atteggiamento mentale di apertura che ci consenta di crescere come professionisti.

  • ACCOGLIERE IL CAMBIAMENTO: spesso è difficile accogliere il cambiamento, si tratti di colleghi, spazi o progettazioni. I docenti sono già costantemente stimolati da cambiamenti non sempre desiderati e tendono (comprensibilmente) a ricercare stabilità in modo continuativo.
  • RICERCARE RISORSE ON LINE: on line ci sono milioni di risorse gratuite e di altissima qualità, che vanno dalle programmazioni classiche a programmi sperimentali: sono spesso gratuite e vale la pena confrontarsi. Noi abbiamo spesso selezionato risorse valide nella nostra rubrica “Avviso ai naviganti” ( ad esempio: AVVISO AI NAVIGANTI: il sito di ANGELA MALTONI )
  • CONFRONTARSI: cercate sempre colleghe che stimate con cui confrontarsi sulla professione. Se questo non è possibile nell’ambiente dove operate, rivolgetevi ad uno dei tantissimi gruppi di Facebook che rappresentano una vera e propria community di docenti, ripartiti per disciplina e classe. Il confronto dal punto di vista didattico spesso lascia il posto al rapporto personale: non fraintendiamoci, è fondamentale un rapporto umano positivo, ma per riuscire a rimanere in una mentalità aperta e positiva è bene trovare un interlocutore che ci ispiri anche dal punto di vista strettamente professionale.
  • BUTTATI! Basta davvero poco per infondere nuova linfa ad una situazione divenuta troppo routinaria: un concorso, uno sfondo integratore particolare, l’adesione ad un’iniziativa. Tenersi informati sulle possibilità offerte dal proprio territorio è importante e ci mette in condizione di poter offrire esperienze “altre” dalla scuola, calate nel mondo e quindi maggiormente significative sia per i bambini sia per noi docenti.
  • MODELLO: cerca un docente che ti sembra abbia una qualità o un metodo che trovi interessante e condividilo le tue opinioni con lui-lei: avrà sicuramente indicazioni e suggerimenti utili per poter seguire il suo esempio. Non temere di sembrare inopportuno: ai docenti viene riconosciuto pochissimo il lavoro che svolgono ed una richiesta di questo genere da un collega è uno splendido complimento.
  • DIVERTITI! Non c’è nulla come un insegnante che vive con piacere la propria vita per trasmettere positività ai bambini. Se un docente ha una vita ricca, piacevole, stimolante anche fuori dalla scuola, saprà ricercare stimoli anche nell’ambiente scolastico perché riuscirà a non vivere in modo diverso la ricerca di stimoli dentro e fuori la scuola e questo si rifletterà sulla sua disponibilità a crescere e migliorare.
  • PARAGONE: Cerchiamo di non diventare “quella” collega, presente in ogni plesso. La collega dedita al costante paragone con ciò che non c’è più: le colleghe migliori se ne sono andate, i cicli di alunni precedenti erano migliori, i progetti erano scritti meglio, le riunioni più brevi ecc. Resistiamo alla nostalgia del passato affrontando il presente per ciò che è e cercando di trovare quanto di buono ci possa offrire.

E voi? Avete qualche altro consiglio da aggiungere?