5 idee didattiche per concludere l’anno senza stress.

La fine dell’anno scolastico è un momento stressante per noi insegnanti, Alle prese con riunioni e documenti da completare e programmazioni progetti da concludere. Tuttavia ci dimentichiamo, a volte, che anche per i bambini può essere un momento di particolare stanchezza.

Perché la fine dell’anno in momento così difficile? I bambini sono affaticati dal carico di un intero anno scolastico, si affastellano impegni di conclusione anche dell’attività extra scolastiche (come il catechismo o saggi delle attività sportive), i bambini hanno davanti un lungo periodo libero che per alcuni (se vivono vite familiari difficili) può rappresentare una fonte di incertezza.

Come rendere meno stressanti queste ultime settimane?

  1. DIDATTICA LUDICA: ogni volta che è possibile introducete attività di gioco o mini gare tra squadre. Anche attività poco gratificanti come le operazioni o la riflessione grammaticale diventeranno più interattive e avranno un riscontro più elevato. Noi abbiamo ottenuto ottimi risultati con l’uso dei pulsanti da gioco. I bambini li adorano e rendono speciali anche attività che, diversamente, sarebbero routinarie e poco stimolanti. Noi abbiamo acquistato questi su Amazon:
I pulsanti hanno suoni diversi e consentono ai bambini di giocare divisi in 4 squadre.

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2. INTEGRARE MOVIMENTO ALLE ATTIVITÁ: ogni qual volta sia possibile, integriamo il movimento nelle attività, anche per spezzare il ritmo. Nel passare da una disciplina all’altra dedichiamo qualche minuto ad attività leggere tipo: “Cambia posto” (per 5 minuti i bambini possono scambiarsi di posto con i compagni, muovendosi ogni 30 secondi alla ricercadi un nuovo posto) oppure con una canzone che amano, accompagnata dai gesti. Sono piccoli accorgimenti che consentono ai nostri alunni di scaricare l’energia senza interrompere le attività curricolari.

3. CREATIVITÁ: poniamo ai bambini attività che richiedano un approccio diverso, che li obblighi a mettere in campo abilità e competenze in modo diverso dal solito. Partiamo da un risultato e chiediamo di trovare un’operazione che lo dia come risultato oppure partiamo dai dati e chiediamo ai bambini di inventare un problema. Talvolta è sufficiente un approccio meno scontato per riscoprire il lavoro che ci si appresta a compiere.

4. MATERIALI REALI: i migliori riscontri si ottengono quando utilizziamo materiali tratti dalla realtà: volantini del supermercato di quartiere su cui calcolare una spesa, depliant dei centri estivi su cui immaginare uno slogan o una poesia per incentivare le iscrizioni, foto del proprio paese da usare come spunto per inventare una storia. In sintesi: quando il lavoro scolastico attinge alla vita reale, i bambini rispondono in modo estremamente positivo.

5. FILM: abbiamo sperimentato quanto sia positiva la conclusione di un percorso con un’attività stimolante come la visione di un film (che può costituire un premio per le mini competizioni del punto 1). Trovate molti suggerimenti in merito sulle possibilità didattiche offerte da Netflix qui: https://viemaestre.com/2018/12/26/risorse-utili-alla-didattica-su-netflix-la-nostra-selezione/

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GESTIONE DELLA CLASSE: Sei un insegnante efficace? 10 domande da porsi per riflettere sul proprio operato.

Ogni insegnante sa di dover riflettere periodicamente sul proprio lavoro, per non cadere nella ripetitività o nell’eccesso di routine. Elenchiamo qui dieci domande da farsi per assicurarsi di svolgere il proprio lavoro in modo consapevole e positivo:

  1. Fornisco indicazioni chiare ai miei studenti? Spesso diamo per scontato che alcune consegne non abbiano bisogno di chiarimenti o di approfondimento. Tipico esempio è “studia le pagine”: chiariamo agli alunni cosa ci aspettiamo da loro; desideriamo che sappiano le definizioni contenute? Che abbiano chiare le parole chiave? Esplicitiamo le nostre aspettative e questo migliorerà la resa.
  2. Conosco le aspettative dei miei alunni? Un modo per costruire lezioni efficaci è chiedere agli alunni cosa si aspettano, cosa piacerebbe loro fare. Questo ci aiuta ad individuare quali siano le attese e le attività più motivanti e possiamo regolare la nostra programmazione di conseguenza.
  3. Ascolto la mia classe? Dedicare un momento al racconto di sè, all’ascolto dei compagni ci ripaga in termini di rapporto umano, di empatia e di relazione positiva come gruppo, tutti elementi che concorrono ad un clima (ed una didattica) efficace.
  4. Apprezzo in modo esplicito tutti i miei studenti? Dare un feedback positivo ad ognuno farà sentire i nostri studenti come elementi indispensabili della nostra quotidianità. Un bambino che si sente apprezzato è un bambino che si impegna e migliora. Trovate qui il nostro post sul tema: https://viemaestre.com/2019/03/19/gestione-della-classe-16-modi-per-elogiare-gli-studenti-senza-dire-bravo/.
  5. Adatto la mia didattica secondo le esigenze dei bambini con bisogni educativi speciali? Una classe efficace è quella in cui si adottano misure compensative e dispensative diffuse per tutti, per garantire il successo formativo di ciascuno. Se siete interessati, trovate i nostri post sul tema al link:https://viemaestre.com/2017/09/22/11-strategie-didattiche-per-alunni-dsa/ e https://viemaestre.com/2017/08/31/bes-chi-sono-come-muoversi/
  6. Coinvolgo le famiglie in modo positivo? Il rapporto con le famiglie va coltivato in modo opportuno, senza eccessive confidenze (noi siamo contrarie alla condivisione dei numeri di telefono o all’inserimento delle maestre nelle chat Whatsapp).
  7. Curo la mia formazione? Per un docente la formazione dura una vita intera e l’ispirazione può venire da stimoli diversissimi: una mostra, un libro, un film, uno spettacolo teatrale o un corso di aggiornamento. In classe non portiamo solo i contenuti disciplinari ma anche (e soprattutto) il nostro entusiasmo e la voglia di provare cose nuove.
  8. Propongo attività varie ai miei alunni? La routine è un alleato prezioso ma spesso una trappola infida per chi ha alle spalle molti anni di servizio: la tentazione di lavorare sul modello dei famigerati “quaderni del ciclo precedente” è altissima. Sforziamoci di non ripetere pedissequamente percorsi già svolti ma di cercare nuove strade.
  9. Trasmetto ai miei alunni la mia motivazione? Se un alunno vede un insegnante entusiasta e curioso, si sentirà immediatamente più coinvolto e predisposto ad apprendere. La comunicazione anche in questo caso è la chiave per trasmettere questi aspetti fondamentali.
  10. Mi metto in discussione? Il confronto con le colleghe (anche on line!) è prezioso in questo senso, per trovare nuovi stimoli e sperimentare nuove soluzioni, di gestione della classe e di didattica.

Altri nostri articoli sulla gestione della classe e la professione docente:

GESTIONE DELLA CLASSE: riti per una gestione efficace dei momenti scolastici

La routine è un elemento fondamentale nella vita scolastica di alunni e insegnanti: ripetere le stesse azioni ogni giorno rende i bambini sereni e aiuta gli insegnanti nell’organizzazione e gestione quotidiana.

In passato abbiamo parlato di quanto le routine siano la modalità più efficace per scandire alcuni momenti della giornata scolastica (https://viemaestre.com/2018/08/01/gestione-della-classe-consigli-per-una-routine-mattutina-efficace/).

Oggi vi consigliamo i nostri strumenti e materiali preferiti per rendere questi semplici riti efficaci e coinvolgenti sin dai primi giorni di scuola:

ELENCO DELLA CLASSE:

L’elenco degli alunni, scritto in stampato in carattere abbastanza grande e plastificato, può essere appeso in classe sin dai primi giorni di scuola per rendere partecipi i bambini dell’appello mattutino e la registrazione di eventuali assenze. Abbiamo osservato come, se utilizzato giorno dopo giorno, può diventare un importante strumento di interesse per tutta la classe. Gli alunni di prima man mano che conoscono le lettere dell’alfabeto imparano a riconoscere e leggere i nomi dei compagni, a soffermarsi su alcune particolarità ortografiche, sulla presenza di lettere doppie o straniere; insomma la routine quotidiana può rendere un semplice foglio plastificato con i nomi dei bambini un prezioso strumento di lettura.

CARTELLONE DEGLI INCARICHI:


In base alla turnazione stabilita in classe (incarichi fissi, a rotazione settimanale ecc) i bambini svolgono autonomamente le prime piccole attività della giornata come distribuire libri e quaderni, redigere il calendario e il meteo del giorno, tenere l’aula in ordine e pulita, accendere e spegnere il pc, prendersi cura delle piante o dell’orto, ecc. Cerchiamo di dare un incarico ad ogni bambino utilizzando una rappresentazione a muro che raffiguri con semplici disegni o simboli i vari incarichi sottolineandone la valenza inclusiva (tutti gli alunni sono valorizzati in quanto responsabilizzati).

IL PROGRAMMA DEL GIORNO:

Presentare al mattino le varie attività e materie del giorno è utile perchè rassicura i bambini più piccoli e aiuta i più grandi a tenere a mente lo svolgimento della giornata scolastica. Per questo motivo può essere utile avvalersi di un planning settimanale da tenere in aula che raffiguri la distribuzione della materie nei vari giorni della settimana; noi utilizziamo, oltre al planning settimanale “fisso”, una piccola lavagna cancellabile con calamite e pennarello da utilizzare per frammentare la singola lezione in diverse attività. Anticipare gli eventi mantenendo un po’ di flessibilità è utile a tutti i bambini per gestire i momenti di stanchezza o di ansia.

CALENDARIO E METEO:

Utilizzare ogni mattina un calendario pensato appositamente per la classe in cui si lavora è utile per insegnare concretamente ai bambini lo scorrere del tempo, dei mesi, delle stagioni in modo semplice e divertente. Lo strumento può essere personalizzato dalle insegnanti a seconda delle esigenze rilevate, può contenere anche il meteo, i vocaboli in inglese, ecc.

Gli alunni secondo la turnazione prefissata e la distribuzione degli incarichi posizionano i giusti elementi nel calendario durante il rito mattutino.

Il calendario a muro è uno strumento utilissimo anche la matematica: se utilizzato quotidianamente abitua i bambini sin dai primi giorni di scuola alla rappresentazione e lettura dei numeri.

Tutti gli strumenti che avi abbiamo suggerito si inseriscono in una visione di scuola altamente inclusiva in quanto utilizzabili da tutti gli alunni senza necessità di diversificazione.

Gestione della classe: 16 MODI PER ELOGIARE GLI STUDENTI SENZA DIRE “BRAVO”.

Sappiamo che ci viene suggerito dagli esperti di psicologia del linguaggio di evitare di lodare i bambini dando valutazioni di merito che riguardino la loro persona e concentrare il linguaggio sulle loro azioni. Cerchiamo di non offrire ai bambini solo la dicotomia “bravo-non bravo” ma di esporli ad una varietà di apprezzamenti, di possibili diversi scenari entro cui poter essere lodati. Ampliare la varietà delle espressioni che utilizziamo dà modo anche ai bambini che non riescono a raggiungere gli obiettivi di avere un elogio a cui ambire. Ecco i nostri suggerimenti:

  1. Sei sempre pieno di energia!
  2. É un piacere averti qui in classe con noi.
  3. Ho notato il tuo impegno oggi.
  4. Ho osservato la tua generosità nei confronti dei compagni: hai fatto molto piacere a loro e anche a me.
  5. Ti vedo bene organizzato.
  6. Sei sempre sorridente: porti buonumore in classe!
  7. Sei stato molto gentile con il compagno in difficoltà: sono certa che hai migliorato la sua giornata.
  8. L’intera classe apprezza la tua gentilezza.
  9. Sei stato molto sportivo durante il gioco: non era facile, sono certa che sarà stato impegnativo.
  10. Ho notato che hai lavorato molto: il tuo impegno viene notato!
  11. Ti vedo attento e concentrato: apprezzo molto il tuo atteggiamento.
  12. Posso sempre contare sul tuo contributo in classe.
  13. Hai sempre un sacco di idee: la tua immaginazione è davvero vivace!
  14. Che splendido lavoro: hai lavorato con cura!
  15. Sei sempre disponibile con noi insegnanti e con i compagni: siamo fortunati ad averti nel nostro gruppo classe!
  16. Ogni giorno mi fa piacere averti in classe con noi: sei una parte importante del gruppo.

Ovviamente ciascuno di noi conosce la propria realtà e sa quando dare feedback verbali positivi e come. Spesso tralasciamo di sottolineare le positività presenti nei bambini, concentrandoci sulle criticità da risolvere o sugli obiettivi da raggiungere: facciamo uno sforzo e verremo ripagati.

Se vi è interessato questo post, trovate ai link sottostanti altri articoli sulla gestione della classe.

Come sempre, lasciateci un commento: il vostro parere è fondamentale!

8 idee per far funzionare al meglio la lezione!

In questo periodo molti colleghi si trovano ad affrontare il momento dell’osservazione da parte del Dirigente e ci si interroga su quale sia l’aspetto a cui prestare attenzione per far emergere al meglio la didattica.

In linea generale questi consigli possono essere utili a chiunque insegni, perché spesso siamo consumati dalla frenesia quotidiana e capita di ricorrere alla routine per riuscire a concludere ciò che ci siamo prefissati.

Parte del “mestiere” di docente sta nella creazione di alcune routine che sappiamo funzionare. Ecco quindi alcuni punti da tenere sotto controllo:

  1. USO DEL TEMPO: la gestione efficiente del tempo è molto importante, in particolare in tempi scuola dove si lavora con i minuti contati (pensiamo alle 27 ore, in particolare). É bene automatizzare tutte le routine che possono essere eseguite senza l’intervento dell’adulto per consentire di sfruttare al meglio i tempi. A questo proposito possiamo consigliare un nostro post sulla gestione della routine mattutina: https://viemaestre.com/2018/08/01/gestione-della-classe-consigli-per-una-routine-mattutina-efficace/
  2. CONDIVISIONE OBIETTIVI: ad inizio lezione diciamo ai bambini cosa ci aspettiamo di fare nel tempo che trascorreremo insieme. Li aiuterà a gestire le energie e a ridurre l’ansia da prestazione.
  3. INTERAZIONE: l’insegnante sa che per far funzionare la lezione è bene interagire con i propri alunni. Se in classe sono presenti altri docenti, è positivo interagire anche tra adulti, dando un modello positivo di riferimento ai bambini e passando il messaggio implicito che non ci sia un solo adulto attivamente impegnato per i bambini ma che si tratti di una rete di persone.
  4. VARIETÁ DI STIMOLI: proponiamo sempre stimoli diversi, per incontrare la maggior parte degli stili di apprendimento dei nostri allievi. Per saperne di più, potete trovare alcuni suggerimenti nel nostro post sugli stili di apprendimento:https://viemaestre.com/2018/03/30/stili-di-apprendimento-caratteristiche-e-suggerimenti-per-la-didattica/
  5. PICCOLE INTERRUZIONI: forniamo piccoli momenti di pausa tra un’attività e l’altra, specialmente nelle classi del primo ciclo. É sufficiente un piccolo ritmo da ripetere con mani e piedi, una filastrocca, una piccola canzone: ai bambini piace molto e li aiuta a staccare per poi riprendere con maggiore energia
  6. DIFFERENZIAZIONE: è molto importante adottare degli accorgimenti adeguati per garantire ai bambini con bisogni educativi speciali o DSA un successo formativo. A questo proposito abbiamo pubblicato diversi articoli sul tema:https://viemaestre.com/2018/10/02/adhd-disattenti-identikit-e-strategie-di-intervento/ e https://viemaestre.com/2017/08/31/bes-chi-sono-come-muoversi/ 
  7. LINGUAGGIO POSITIVO: cerchiamo di mantenere sempre un linguaggio positivo, che faccia sentire i bambini in un ambiente in cui è consentito sbagliare. Vanno sempre evitati confronti tra i bambini o espressioni che concentrino l’attenzione sulle prestazioni: diamo priorità all’impegno e alla voglia di partecipare!
  8. MATERIALE: spesso i bambini faticano a gestire il proprio materiale scolastico. Chiariamo in modo specifico le procedure che ci attendiamo da loro: esplicitando che ad ogni disciplina o attività corrisponde una serie di azioni riguardanti il materiale si risolverà molta confusione e otterremo maggiore attenzione ai contenuti della lezione.

“MAESTRA, IO HO FINITO” – Attività e strategie per gli studenti con tempi di esecuzione molto rapidi.

Ciascun insegnante di scuola primaria sa bene che all’interno del proprio gruppo classe avrà almeno un alunno che completa le consegne con largo anticipo rispetto al resto dei compagni. Spesso questi bambini vengono impegnati in attività di tutoring o di supporto ai compagni, specie se il gruppo è numeroso o presenta necessità particolari. Tuttavia è buona pratica individuare una routine che possa impegnare in modo produttivo anche questi bambini con attività didattiche specifiche e che non richiedano un tempo di correzione utleriore al docente.

Come?

  1. COMUNICARE CHIARAMENTE CON I BAMBINI. Chiarire con la classe che a partire da quel giorno ci sarà una nuova modalità per chi finisce prima: attenzione però a non veicolare il messaggio che finire prima equivalga ad un premio. Noi solitamente definiamo l’aver finito come aver ricevuto una correzione dall’insegnante: questo garantirà una soglia minima di lavoro svolto 🙂
  2. STABILIRE UNA ROUTINE. Chiarire che, una volta terminato il lavoro, ci si potrà alzare per prelevare un’attività da svolgere autonomamente.
  3. PREDISPORRE I CONTENITORI. Solitamente bastano due aree: area linguistica e area matematica. Si possono utilizzare scatole da scarpe colorate o contenitori trasparenti da riempire con piccole attività AUTOCORRETTIVE.  ESEMPI: operazioni da svolgere in colonna, analisi logica e-o grammaticale, acrostici da inventare, sudoku ecc. 792a8b715b77dde137492b6c65cd46fd
  4. INCORAGGIARE I BAMBINI A SCEGLIERE LA PROPRIA ATTIVITÁ. Questo tempo può essere utile anche per incoraggiare in modo positivo la costruzione di percorsi personalizzati anche per i bambini maggiormente produttivi. Solitamente questi alunni tendono a seguire le indicazioni in modo fedele e non viene loro concessa una personalizzazione, come invece accade per i bambini che faticano con questi aspetti. Sarà un momento di apprendimento gratificante.

E voi? Avete altre strategie per gli alunni dai tempi esecutivi rapidi?

ADHD DISATTENTI: identikit e strategie di intervento

Di alunni con diagnosi ADHD o DDAI (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) si parla e si scrive ormai da tempo ma ci siamo accorte che le proposte di intervento in classe si riferiscono prevalentemente a quei bambini ADHD del sottotipo “iperattivo-impulsivo”.

Facciamo innanzitutto chiarezza in merito.

Il DSM-V identifica tre sottotipi di DDAI molto eterogenei fra loro:

  • ADHD Sottotipo disattento
  • ADHD Sottotipo combinato
  • ADHD Sottotipo iperattivo-impulsivo

Sicuramente quello che più ci preoccupa in classe è il terzo sottotipo, quello che ci impedisce di fare lezione, che disturba continuamente noi e i compagni, che non riesce a stare fermo, che non rispetta le regole, che ha reazioni impulsive e/o aggressive ai nostri tentativi di instaurare un rapporto, che spesso è un pericolo per se stesso o per gli altri. Dato il clamore che questi bambini suscitano, la letteratura si è occupata molto di questo sottotipo e sono facilmente reperibili strumenti e indicazioni da utilizzare in classe.

Noi vorremo occuparci in questo articolo delle strategie da usare in classe in presenza di un bambino con Deficit di Attenzione del primo sottotipo: DISATTENTO (o disattentivo, come spesso chiamato dagli Specialisti) perché tendiamo a non preoccuparci di questo tipo di alunni, dato che in classe non emergono per la loro personalità e non ci danno problemi di gestione. Senza un intervento mirato però, il Disturbo D’Ansia (che molto spesso è in comorbilità con l’ADHD disattento) peggiorerebbe portando il bambino, oltre che all’insuccesso scolastico, a sviluppare gravi problematiche emotive.

Come appare ai docenti l’alunno con DDAI sottotipo disattento? Faremo riferimento alle caratteristiche elencate in letteratura ma anche alle nostre esperienze con questo tipo di alunni:

  • ha la testa fra le nuvole e lo sguardo perso nel vuoto
  • non mostra reazioni di fronte al richiamo, indipendentemente dal tono di voce utilizzato
  • sembra di parlare ad un muro di gomma
  • sembra non ascoltare ciò che gli si dice direttamente
  • sembra non mostrare senso di colpa e/o di frustrazione
  • non riesce ad organizzarsi
  • non fa attenzione ai dettagli
  • commette numerosi errori “di disattenzione”
  • esprime reticenza
  • sembra mancare di interesse per qualsiasi tipo di attività (più o meno strutturata) anche ludica
  • evita le attività complesse
  • fatica ad impegnarsi in attività che richiedono sforzo
  • perde il materiale, gli avvisi, i quaderni
  • sembra comprendere le procedure ma non le applica in fase di esecuzione
  • dimentica le cose che ha imparato
  • è lentissimo a scrivere, a copiare, a colorare..a volte è preciso e ordinato a livello maniacale, altre estremamente disordinato
  • ci sono giornate in cui lavora ottenendo anche buoni risultati e altre in cui non inizia nemmeno l’attività (e in quest’ultime è ininfluente il supporto dell’insegnante).

Nei casi di grado moderato o grave della patologia inoltre:

  • scorda di tirare fuori il materiale dallo zaino
  • sbaglia la pagina su cui scrivere o scrive con la penna sbagliata
  • scrive in corsivo ciò dovrebbe scrivere in stampato o viceversa
  • esce da scuola lasciando lo zaino in classe o senza il giubbotto (anche in pieno inverno) e non se ne accorge finché un adulto non glielo fa notare
  • se non venisse costantemente richiamato potrebbe rimanere seduto con lo zaino chiuso e il banco vuoto per ore.

Cosa dicono gli specialisti ?

L’ ADHD disattento non “guarisce”: i suoi livelli di attenzione (nelle dimensioni di intensità e selettività) è improbabile che possano rientrare nei parametri di “normalità” per età e grado di scolarizzazione, possono invece peggiorare se non si interviene. Ciò che preoccupa maggiormente gli specialisti è l’aumento dell’intensità dei disturbi in comorbilità con l’ADHD (come il Disturbo d’Ansia) o che si possono potenzialmente sviluppare con la crescita (DOP e Disturbo della Condotta).

Consigliano di mettere in atto da subito:

  • riduzione del carico di studio e dei compiti a casa in accordo con la famiglia;
  • riduzione dei fattori che in classe possono provocare stress e frustrazione per l’alunno;
  • promuovere l’autostima e gratificare continuamente;
  • non sgridarlo né punirlo per la sua disattenzione e/o le sue mancanze;
  • non assegnare all’alunno compiti/incarichi che non sarebbe in grado di portare a termine;
  • prevedere un Programma Didattico Personalizzato adattando la programmazione e le prove di verifica alla specificità dell’alunno;
  • fornire strumenti compensativi/dispensativi.

Indicazioni sicuramente valide. Come attuarle? Sappiamo che in classe siamo sole, che di bambini ne abbiamo almeno 20, che almeno 3-4 di loro abbiano già un PDP per DSA (e una fetta dei rimanenti non abbia diagnosi ma rientri comunque nei famigerati BES), che la compresenza non esista più e il sostegno (se presente) debba già dedicare le poche ore al “caso” gravissimo a cui è stato assegnato.

Vi riportiamo quelle strategie che noi docenti abbiamo applicato in classe seguendo i consigli degli specialisti.

Token Economy: con questi alunni è molto efficace. Usarla per dare feedback all’alunno disattento sul suo comportamento o sul suo lavoro è molto più efficace di un bel discorso (che il bambino smetterebbe di ascoltare dopo 3 secondi e comunque dimenticherebbe).

Peer tutoring o tutoraggio fra pari: assegnare ad un compagno responsabile l’incarico di tutor dell’alunno disattento. Questa è la migliore strategia che possiate utilizzare. Sarà più facile per il bambino ADHD accettare il supporto di un compagno piuttosto che il vostro e vi permetterà di delegare parte del monitoraggio/controllo consentendovi di gestire il resto della classe. Ovviamente la scelta del tutor deve essere ponderata e l’incarico può anche essere affidato a turno a più alunni, o tutor diversi possono occuparsi di aspetti differenti della vita di classe del compagno (uno lo segue negli apprendimenti, un altro nell’organizzazione del materiale, e così via); è sempre un’esperienza costruttiva e gratificante da far sperimentare a più bambini all’interno di una classe.

Riduzione del carico di lavoro a casa e a scuola. È indispensabile assegnare all’alunno un po’ meno del carico di lavoro che in quel momento è in grado di gestire, ciò assicura il completamento del compito assegnato, la riduzione della frustrazione e l’accrescimento dell’autostima. Potrete aumentare il carico solo quando l’alunno sarà emotivamente pronto a sostenerlo. In classe presentate all’alunno una consegna alla volta con economia di parole, usate frasi brevi, scrivete per punti le tappe da rispettare per lo svolgimento di un compito che l’alunno possa depennare di volta in volta. Nelle attività di comprensione aiutatelo a sviluppare l’abitudine di riassumere idee e testi con parole chiave, che possa recuperare con più immediatezza nella memoria e che semplifichino l’organizzazione dei suoi pensieri.

Usate tante immagini. Le immagini hanno il potere di trasmettere messaggi in modo immediato e con pochissimo sforzo. Nei casi più severi di ADHD disattento il vostro alunno potrebbe scordare di preparare il materiale sopra il banco o di rimettere tutto nello zaino prima di andare a casa. Un buon consiglio è quello di applicare sul banco dell’alunno immagini rappresentanti le azioni da compiere all’inizio e alla fine della lezione/giornata, accompagnate da numeri o frecce che permetteranno al bambino di non scordare passaggi (si può prevedere un adesivo con velcro da applicare all’immagine dell’azione completata).

Gratificazioni continue: verbali o con la token economy devono esserci sempre. È indispensabile valorizzare il bambino per ogni suo sforzo, magari proponendo la sfida di riprovarci il giorno dopo o su un nuovo compito.

Accettate l’alternarsi di giornate sì e giornate no. Con questi alunni ogni giorno è diverso dall’altro: possono essere ricettivi e produttivi o totalmente passivi e apatici. Se in una “giornata no” avevate previsto una verifica sottoponetegliela per non fare differenze con i compagni ma rassicurate subito l’alunno concordando un altro momento per svolgerla di nuovo. Abbiamo notato che dopo un paio d’anni dalla diagnosi, i bambini ADHD sono in grado di dirvi onestamente quale sia la giornata che hanno davanti e ciò vi permette di organizzare con loro le attività più adatte.

Accordi con la famiglia: siate chiari con i genitori. Siate sempre positivi con i genitori di un bambino ADHD, mostratevi comprensivi, trasmettete loro speranza e fiducia ma non illudeteli, non prospettate miracoli: concordate obiettivi realmente raggiungibili e condividete le modalità di lavoro. Assicuratevi che i genitori dell’allievo siano in contatto con quelli dei compagni così che possano recuperare compiti/libri/quaderni, per evitare le tensioni causate dallo smarrimento del materiale.  Fissate con i genitori il tempo che dovrà essere dedicato allo svolgimento del lavoro a casa (piuttosto della quantità), che sia breve ma proficuo. Lo stress è già molto alto nelle famiglie con bambini ADHD, che saranno lenti anche a vestirsi, a mangiare, ad organizzarsi, ecc.

Software specifici. Se la famiglia può permetterselo potete consigliare l’acquisto di software adatti all’allenamento della concentrazione. Abbiamo provato e consigliamo: “Allenare la concentrazione” e “Autoregolare l’attenzione”, entrambi di Erickson.

Questi sono i consigli che ci sentiamo di condividere ma se avete altre strategie efficaci da suggerirci scriveteci, saremo liete di integrarle: come sempre ogni feedback è bene accetto!

3 CONSIGLI PER VALORIZZARE LE DIFFERENZE IN CLASSE

La classe si presenta come un microcosmo che replica la complessa società che sperimentiamo ogni giorno fuori dalle mura di scuola; al proprio interno infatti troviamo diversità di cultura, composizione famigliare, lingua madre ma anche diversità fisiche e somatiche.

Qual è il ruolo del docente in questo senso?

  • NON FAR SENTIRE NESSUNO FUORI LUOGO: la sensazione maggiormente importante che i bambini percepiscono è il sentirsi voluti, accolti. Quindi vanno evitati assolutamente tutti i commenti (umani, comprensibili e che non demonizziamo) del tipo “oggi che manca X sì che c’è silenzio” oppure “Oggi siamo pochi in classe, adesso sì che riusciamo a lavorare bene”. Non c’è nulla di male ma contribuiscono a costruire un’immagine della classe come un gruppo che “sarebbe perfetto se”, quando invece il gruppo è perfetto così com’è. Certo, noi sappiamo che il gruppo perfetto non esiste e che ci sono alunni che rendono faticosa anche l’attività più banale, ma i bambini devono sentirsi parte di un gruppo positivo, che fa e farà grandi cose.
  • NON NEGARE LE DIFFERENZE: partendo dall’assunto di base che tutti facciamo parte del gruppo, che siamo una squadra pronta a giocare insieme una partita lunga un anno intero, non è consigliabile appiattire il vissuto dei bambini. Quindi in situazioni in cui si affronta una diversità, non minimizziamola ma affrontiamola con serenità. Un esempio banale è il Natale: X non celebra a casa. Chiediamo se ha piacere di raccontare come passano una festività importante a casa, se vuole portare delle foto. Oppure al ritorno delle vacanze chi è restato a casa può sentirsi “da meno” rispetto a chi ha fatto tante esperienze: accogliamo il loro racconto valorizzando la loro esperienza a casa. Banalmente il messaggio che amiamo trasmettere è che non c’è un modo di vivere giusto e valido ma che ogni bambino ha una vita che va apprezzata e accolta nel gruppo.
  • EVITARE DI PERPETRARE STEREOTIPI: non nascondiamoci che siamo umani e spesso, per stabilire un rapporto con i bambini, peschiamo dal nostro “archivio mentale” delle frasi fatte che però rischiano di ferire gli alunni o, comunque, di non contribuire ad una visione positiva di sé. Facciamo domande ai nostri alunni, chiediamo ciò che piace loro anziché proiettare su di loro dei preconcetti (magari molto positivi o in buona fede) che poi si trovano ad assecondare o smentire. Il bambino coi capelli rossi magari non apprezza un commento da parte nostra, anche se benevolo. Oppure: la coppia di gemelli apprezzerà maggiormente una domanda volta a conoscere i loro gusti anziché una battuta sulla somiglianza tra loro.

Siamo consapevoli che a volte la mancanza di tempo non ci consente una riflessione sull’approccio alla relazione ma cerchiamo di partire con meno automatismi e maggiore input personale: i risultati ci ricompenseranno.

APPRENDIMENTO COOPERATIVO: la nostra esperienza.

PREMESSA: spesso parlando di didattica si usa la dicitura “apprendimento cooperativo” come se fosse un sinonimo di “lavoro di gruppo” o di “didattica laboratoriale”. In realtà l’apprendimento cooperativo non è una modalità che si utilizza in modo estemporaneo ma un vero e proprio metodo di lavoro su cui strutturare la vita di classe nel lungo periodo, con modalità e ruoli ben definiti.

DI COSA SI TRATTA?  L’apprendimento cooperativo è un metodo di conduzione della classe che utilizza piccoli gruppi (eterogenei al loro interno, omogenei tra loro) in cui gli alunni lavorano insieme per arrivare ad un obiettivo condiviso.

Alcune delle caratteristiche del cooperative learning (di seguito indicato come CL) sono: l’interdipendenza positiva fra i membri del gruppo, la responsabilità della leadership condivisa fra tutti i suoi membri, l’instaurarsi di un’interrelazione positiva (o interazione costruttiva diretta), l’insegnamento diretto delle abilità sociali (in particolare quelle relazionali) necessarie a instaurare dei rapporti di collaborazione all’interno del gruppo, la valutazione non solo individuale ma anche di gruppo. Nei gruppi tradizionali o spontanei, invece, ognuno si preoccupa di imparare per se stesso (senza sentirsi responsabile dell’apprendimento altrui), vi è un solo leader che di solito guida il gruppo, si dà maggiore attenzione ai livelli di apprendimento conseguiti che non alle relazioni instauratesi fra i membri del gruppo, la valutazione è solo di gruppo e questo può disincentivare la partecipazione adeguata di alcuni membri del gruppo che cercheranno così di trarre un vantaggio dallo stesso. Quelli citati rappresentano i 5 elementi considerati da diversi autori essenziali al fine della cooperazione all’interno del gruppo. Ma vi sono ulteriori caratteristiche che contraddistinguono i gruppi di CL dai gruppi tradizionali: la formazione del gruppo secondo criteri di eterogeneità anziché in maniera omogenea (ad esempio per livello di prestazione) o causale, come avviene nel gruppo tradizionale; la possibilità per l’insegnante di intervenire, dando un feedback rispetto al modo di relazionarsi dei membri del gruppo versus interventi di mero recupero o pacificazione delle tensioni; l’autonomia del gruppo versus i continui interventi dell’insegnante.

Ritornando alle 5 caratteristiche essenziali del CL, proviamo a individuare alcuni degli elementi più significativi che determinano l’efficacia di questa metodologia:

1) Interdipendenza positiva

E’ una caratteristica essenziale del Cooperative Learning, caratterizzata dal fatto che il gruppo non può raggiungere un determinato risultato senza l’apporto di ogni suo componente. Il successo del gruppo è dato da un vero e proprio lavoro di squadra e per questo a ognuno deve essere attribuita una responsabilità specifica. Gli alunni imparano in questo modo che il raggiungimento del profitto personale non è l’unica finalità del processo di apprendimento.

2) Responsabilità individuale e di gruppo

La responsabilità è individuale rispetto al ruolo che viene attribuito a ogni componente del gruppo, mentre è collettiva rispetto agli obiettivi comuni e condivisi che devono essere raggiunti. Questo comporta che ognuno deve essere messo in grado di conoscere la finalità generale del lavoro di gruppo, i metodi da utilizzare e gli strumenti da adottare. Inoltre, ognuno deve essere messo in grado di apportare al gruppo le proprie competenze specifiche. Questo aspetto è strettamente legato a quello della valutazione che non a caso riguarda il singolo membro del gruppo e il gruppo nel suo insieme.

3) Interazione costruttiva

L’interrelazione fra i membri del gruppo è l’elemento che, da una parte permette di raggiungere l’obiettivo della conoscenza, dall’altro quello del superamento dei conflitti all’interno delle relazioni instauratesi nel gruppo. La finalità di tale interazione è dunque lo scambio reciproco e il sostegno e deve essere costruttiva cioè basata sulla fiducia reciproca e sull’accettazione dell’altro. Questo vuol dire non ridicolizzare l’altro, non criticarlo in sé come persona ma criticare le sue idee. Ciò spingerà, inoltre, le persone a esprimere con tranquillità le proprie opinioni, senza temere di essere giudicati per questo. La condivisione delle risorse ma anche delle paure all’interno del gruppo, nell’ottica di un reciproco sostegno, aiuterà a lavorare non solo sugli obiettivi dell’apprendimento in sé (e sulle diverse discipline oggetto di studio) ma anche sulla costruzione di relazioni positive, che potranno rivelarsi preziose nei momenti difficoltà che gli allievi incontreranno nel loro percorso scolastico.

4) Abilità sociali

Nei piccoli gruppi occorre avere o sviluppare delle abilità sociali (prima di tutto la capacità di relazione) senza le quali non è possibile attuare un vero e proprio Cooperative Learning. Molti insegnanti pensano che le abilità sociali siano qualcosa di quasi innato negli studenti e che non sia necessario spiegarle loro. Ma l’esperienza dimostra l’esatto contrario e del resto la mancanza di abilità sociali è uno degli ostacoli principali, specie all’inizio di un percorso di apprendimento cooperativo, a un proficuo lavoro di gruppo. La capacità di comunicazione, la capacità di prendere decisioni, la funzione di guida, le strategie di soluzione positiva dei conflitti sono tutte abilità sociali che si possono e si devono apprendere nei gruppi di lavoro cooperativo. Una società competitiva e individualistica come quella attuale non facilita di certo l’apprendimento delle abilità sociali e da questo punto di vista la scuola può diventare un importante anello di congiunzione fra le storie individuali e la costruzione di una solidarietà collettiva. Le conoscenze e abilità sociali ovvero relative alla gestione dei rapporti all’interno del gruppo devono essere insegnate allo stesso modo in cui si insegnano le conoscenze e abilità disciplinari. Tuttavia, la trasformazione delle abilità sociali in competenze sociali è un processo piuttosto lungo; si tratta quindi di un risultato non raggiungibile nell’immediato ovvero all’inizio di un processo di apprendimento cooperativo.

5) Autovalutazione di gruppo

Il gruppo deve essere messo in grado di autovalutare il proprio processo formativo, quindi individuare gli elementi positivi e negativi delle proprie azioni, al fine di modificare alcuni comportamenti che possono incidere sull’efficacia del lavoro di gruppo e di conseguenza sull’apprendimento. La valutazione deve includere un monitoraggio durante il corso dei lavori e una valutazione finale complessiva di tutto il processo. Oggetto di valutazione devono essere sia i comportamenti individuali che quelli del gruppo nel suo complesso, anche rispetto ai risultati raggiungibili da un punto di vista didattico. Come per l’apprendimento delle abilità sociali, imparare ad autovalutarsi non è un fatto immediato ma un processo lungo che richiede la mediazione dell’insegnante.

Il Cooperative learning, oltre che dai tradizionali lavori di gruppo si distingue anche da altre forme di approccio collaborativo quali ad esempio le diverse forme di tutoraggio. Per tale motivo ovvero per evitare confusione fra le diverse pratiche didattiche, alcuni autori ritengono che sia meglio utilizzare la dizione di Cooperative Learning.

Ma al di là delle definizioni è importante configurare il CL come “un ambiente di lavoro e una strategia didattica”: infatti, se le teorie e le tecniche che sono alla base del CL possono variare anche notevolmente a seconda degli autori, tutti concordano nel ritenere che l’elemento centrale sia dato dalla effettiva ed efficace cooperazione fra gli alunni. La collaborazione tra alunni risulta l’elemento centrale in tutte le tecniche che si basano sulla mediazione sociale come l’apprendimento cooperativo: in tal modo si creano i presupposti per un’educazione efficace di tutti gli allievi, compresi quelli che sono a rischio di dispersione, quelli che sono portatori di difficoltà e bisogni speciali e quelli diversamente abili.

IL RUOLO DEL DOCENTE:

Il ruolo dell’insegnante e degli alunni si modificano non poco nell’applicazione di un metodo di tipo cooperativo. In effetti l’insegnante continua ad avere un ruolo attivo ma diverso da quello proprio dei metodi tradizionali di insegnamento/apprendimento: è importante il suo contributo nella fase preliminare ovvero nella preparazione della lezione, affinché siano predisposte le ormai note condizioni che rendono efficace un gruppo di CL; ma è importante il suo intervento anche nel corso della lezione, specie al fine di osservare il gruppo (è opportuno che l’insegnante passi continuamente fra i gruppi) e di intervenire, se necessario. In sintesi l’insegnante ha il compito di:

–  formare i gruppi in maniera eterogenea;

–  individuare i compiti;

–  specificare gli obiettivi da raggiungere;

–  insegnare le competenze sociali;

–  stimolare l’impegno

–  osservare il lavoro di gruppo

–  valutare i singoli e il gruppo

Tutto ciò comporta che l’attenzione si sposti dalla cattedra all’aula intera e ciò da un punto di vista didattico rappresenta sicuramente un cambiamento di prospettiva.

IL RUOLO DEGLI STUDENTI:

Quanto al ruolo degli studenti, il loro coinvolgimento nelle attività didattiche è molto più attivo e responsabilizzante rispetto al proprio apprendimento. Inoltre gli studenti percepiscono l’importanza di ogni membro del gruppo, quindi aumentano la fiducia in se stessi e l’autostima. Infine essi imparano a praticare concretamente il principio di solidarietà. In definitiva i compiti degli alunni possono essere così sintetizzati:

–  partecipare attivamente al lavoro di gruppo, mettendo a disposizione ognuno le proprie risorse;

–  collaborare affinché si instaurino delle relazioni positive all’interno del gruppo;

–  sentirsi responsabili del proprio apprendimento e di quello altrui;

–  dividersi i compiti;

–  sostenere le persone con maggiori difficoltà.

Di fatto il ruolo degli allievi coincide con la messa in pratica delle cinque caratteristiche essenziali del CL elencate precedentemente.

LA NOSTRA ESPERIENZA: 

spesso si ritiene che queste modalità didattiche non possano essere applicate in classi che vedono al proprio interno casi di bisogni educativi speciali o elevata conflittualità: il nostro vissuto didattico rispetto a questo assunto è differente. Si tratta di una metodologia che rafforza la motivazione e da questo punto di vista va maggiormente incontro a coloro che hanno necessità particolari, a volte frustrate dalla tradizionale e quotidiana pratica dell’insegnamento che può risultare demotivante. Infine è importante sottolineare che “l’apprendimento cooperativo migliora e rinforza le relazioni interpersonali fra studenti con bisogni educativi speciali e non. Infatti, quando la classe assume un atteggiamento cooperativo anziché competitivo, gli studenti disabili possono contribuire al successo del gruppo ed è più probabile che in questo modo siano da esso accettati.

PICCOLA BIBLIOGRAFIA da cui partire: 

  • “Con gli altri imparo :Far funzionare la classe come gruppo di apprendimento” di Novara, Passerini, Ed. Erickson
  • IANES D., Didattica speciale per l’integrazione, ed. Erickson, Trento, 2001

VIDEO (a cura di SCUOLA INTERATTIVA) CHE SPIEGA COS’É IL COOPERATIVE LEARNING

 

GESTIONE DELLA CLASSE: consigli per una routine mattutina efficace.

Partire con il piede giusto fa iniziare la giornata in modo positivo sia a noi docenti sia al gruppo di bambini con cui ci troviamo lavorare. Stabilire una routine mattutina è la modalità più efficace per rendere produttiva la prima parte della giornata e dare un tono positivo all’intero giorno. Abbiamo raccolto qualche semplice suggerimento per costruire una routine che sia il più possibile rispondente ai bisogni del nostro gruppo classe.

Abbiamo ripartito l’attività in

attività da svolgere senza la diretta  gestione da parte dell’adulto di riferimento e invece le routine da svolgere con l’insegnante.

Routine per i bambini da svolgere in autonomia:

  • PARLARE: noi suggeriamo di lasciare qualche minuto all’inizio della giornata ai bambini per socializzare e scambiare quattro chiacchiere perché, per loro come per noi, non sempre l’inizio della giornata è un momento in questi subito pronti a mettersi al lavoro. Chiariamo bene che cosa ci aspettiamo e cosa è considerato accettabile all’inizio della giornata, ad esempio “Potete chiacchierare per i primi cinque minuti. Poi vi chiamerò e ciascuno si metterà al proprio banco per l’appello”. Fondamentale che i bambini non scambino questo primo momento con un intervallo, ma una transizione più morbida tra la vita domestica e l’inizio del lavoro strutturato sul banco è auspicabile per rendere più piacevole l’inizio della giornata.
  • SEDUTI O IN MOVIMENTO? A seconda degli obiettivi educativi da raggiungere, del livello di maturità, dello spazio a disposizione questo aspetto è da valutare caso per caso. Questo aspetto va comunicato in modo chiaro e semplice ai bambini, di modo che possano organizzarsi mentalmente per le richieste.
  • ATTIVITÁ QUOTIDIANE: In base alla turnazione stabilita in classe (incarichi fissi, a rotazione settimanale ecc) i bambini svolgono autonomamente le prime piccole attività della giornata come accendere la LIM, aprire le veneziane, prendere il foglio per la mensa ecc.

Al termine di questa prima parte di attività (che possono occupare i primi cinque minuti della giornata) l’insegnante indica il termine del momento dell’accoglienza eInizia l’attività routinarie insieme.

Routine da svolgere con l’insegnante:

  • CALENDARIO-AVVISI-BUONI MENSA-COMUNICAZIONI VARIE: Per facilitare anche la routineDel team docente che si avvicenda nella classe è bene che sia la prima persona che entra in aula ad occuparsi di tutte le incombenze burocratiche che comporta la mattina in classe. Farlo come prima cosa entrati in classe ci assicura di non scordarci questa parte così poco gratificante (ma purtroppo necessaria) del nostro lavoro.
  • CONVERSAZIONE: Ebbene riservare qualche minuto della nostra giornataFare qualche piccola domanda ai bambini per farli sentire accolti e benvoluti. Di solito una formula che li stimola a raccontare di sé è “C’è qualcuno che a piacere di raccontare qualcosa?”, una frase molto semplice e banale ma che fa piacere bambini perché li fa sentire ascoltati. Per evitare che la lezione venga fagocitata dai racconti personali è bene chiarire che si dedicherà al momento un tempo prestabilito e che chi non ha avuto modo di parlare potrà farlo il giorno successivo.

Questi punti sono molto semplici ma consentono di impostare la lezione con un certo grado di prevedibilità che rassicura i bambini e consente loro di organizzarsi mentalmente per ciò che dovranno affrontare nell’entrare in classe insieme con noi.

E voi avete qualche consiglio per stabilire una buona routine per l’inizio della giornata a scuola?

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