- PER FORMARSI e LAVORARE SULLE EMOZIONI: “Emozioni in relazione” di Caterina Di Chio, ed. Erickson. Il volume si propone come un laboratorio di consapevolezza nel quale l’insegnante ha la possibilità di esercitare e potenziare le proprie competenze riflessive, sia sul suo allievo che su di sé, per educare le bambine e i bambini a fare buon uso delle proprie emozioni.
Molto pratico, con tantissimi spunti da sperimentare subito in classe; curata e interessante anche la parte di inquadramento teorico.
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- PER FORMARSI SU DIVERSITÁ e COME VALORIZZARLA QUOTIDIANAMENTE: “Pedagogia delle diversità. Coltivare la democrazia in classe” di Anna Granata, ed. Carocci Faber. Settembre, ottobre, novembre… e infine giugno. Un intero anno scolastico scorre nelle pagine del libro che ci conduce sulla soglia di un’aula vociante e vivace. Da lì osserviamo bambini e bambine crescere e cambiare, e così i loro insegnanti, dei quali ci sembra di sentire i dubbi e i tormenti con cui convivono ogni giorno. Come formare una classe, quanto spazio dare alla festa di Natale, come coltivare il rapporto con ogni famiglia, in quale modo favorire l’inserimento, magari a metà anno, di un nuovo bambino che non sa una parola di italiano, che non ha mai messo prima un paio di scarpe. Questa nuova edizione, dieci anni dopo la prima, arriva in un momento storico in cui coltivare le diversità in classe non è mai stato così urgente e fondamentale, per tenere viva la democrazia e promuovere un mondo di pace.

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- PER RINNOVARE LA LEZIONE DI UN GIGANTE CHE CI HA LASCIATO: “La testa ben fatta” di Edgar Morin, di Raffaello Cortina editore. Morin invita insegnanti e studenti a riflettere sull’attuale stato dei saperi e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca: la posta in gioco sono i nuovi problemi posti alla convivenza umana da una interdipendenza planetaria irreversibile fra le economie, le politiche, le religioni, le malattie di tutte le società umane. Per rendere queste sfide affrontabili, una riforma dell’insegnamento è indispensabile. Ma per realizzarla è necessaria una riforma dell’organizzazione dei saperi. E’ in questa prospettiva che Morin pone alla base della riforma della scuola che egli auspica quel tipo di pensiero la cui elaborazione lo ha reso famoso in tutto il mondo: il pensiero complesso.

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