5 IDEE PER EVITARE IL BURNOUT DA INSEGNAMENTO

PREMESSA: l’insegnamento è considerato tra le professioni più predisposte allo sviluppo di problemi di salute mentale (ansia, depressione, rabbia, etc.), malattie fisiche (mal di testa, ulcera, reattività cardiovascolare, etc.), o sintomi comportamentali (assenza per malattia, minore impegno, assenteismo, etc.), (Pulido-Martos, Lopez-Zafra, Estévez-López, e Augusto-Landa, 2016).

Questo nostro post non vuole assolutamente sostituirsi ai professionisti deputati alla gestione di problemi così seri ma vogliamo dare il nostro contributo per eliminare parte dello stigma associato a questo argomento. Cerchiamo di costruire ambienti positivi e accoglienti non solo per gli alunni ma anche per i colleghi.

Incoraggiamo chiunque stia sperimentando un momento difficile, che sospetta possa essere legato allo stress lavorativo, a rivolgersi al proprio medico di fiducia per un parere.

Ci sono degli accorgimenti che possiamo adottare per non finire in una situazione di burnout, questi sono i nostri:

  1. PARLA CON UN AMICO INSEGNANTE: è fondamentale avere una persona fidata che svolga il nostro stesso lavoro per essere compresi. Spesso le famiglie degli insegnanti accolgono i loro sfoghi ma non riescono a comprendere le dinamiche complesse che muovono il microcosmo che è una scuola. Avere un riferimento professionale è davvero importante: se questo non fosse possibile, non rinunciate a sfogarvi ma fatelo con una persona che non vi faccia sentire giudicati.
  2. PIANIFICA (MA SENZA ESAGERARE): una forte fonte di stress è il dover improvvisare le lezioni o il non aver chiari gli impegni burocratici e doverli adempiere in fretta. Ogni domenica sera apriamo il calendario (ideale è sincronizzare il calendario del cellulare con gli impegni) e cerchiamo di fare il punto delle situazione, anche aiutandoci con carta e penna: abbiamo un’idea di attività per ognuna delle giornate in classe? Abbiamo impegni con i genitori? Abbiamo scadenze istituzionali da rispettare? Preparare il grosso del lavoro o pianificare quando svolgerlo renderà la nostra routine quotidiana molto più gestibile.
  3. NON CADERE NELLA TRAPPOLA DELLA PERFEZIONE: spesso ci assegniamo delle priorità che non sono necessariamente tali. Cerchiamo di limitare i nostri impegni alla (già notevole) mole di lavoro che ci richiede il nostro lavoro. Non serve valutare ogni pagina di quaderno, vidimare ogni lavoro, produrre cartelloni o fare “lavoretti” per le festività. Semplifichiamo i nostri impegni: siamo già oberate di richieste e aggiungerne non fa altro che amplificare lo stress.
  4. DEDICA TEMPO AL TUO BENESSERE: la scuola è un ambiente di lavoro che condiziona in modo importante la vita fuori dal lavoro. Diamo dei limiti. Non svolgiamo lavoro per la scuola dopo una certa ora, non rispondiamo al telefono, non forniamo il nostro recapito telefonico ai genitori. Diamoci un tempo che sia solo nostro, che la scuola non possa reclamare: questo aiuta a rigenerare il senso di sè, fondamentale per un equilibrio interiore.
  5. CERCA STIMOLI: la stanchezza ci suggerisce di limitare l’esperienza lavorativa a ciò che conosciamo bene e di cui ci sentiamo sicuri. Tuttavia questo genera un meccanismo di frustrazione dovuto alla ripetitività di ciò che ci troviamo a fare. A volte basta una piccola novità per affrontare con entusiasmo una routine stantia.

E voi? Avete altri suggerimenti per affrontare lo stress derivato dal lavoro?

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CONSIGLI PER GLI ACQUISTI: un libro per giocare a conoscere la Costituzione.

PRODOTTO: “LA Costituzione in tasca” di Valeria Cigliola e Elisabetta Morosini, editore Sinnos.

DI COSA SI TRATTA: Come far conoscere la Costituzione ai bambini di oggi senza che essa diventi un ennesimo testo da studiare, lontano dal loro vissuto quotidiano?

Ecco il libro gioco edito da Sinnos per avvicinare i ragazzi alla Costituzione, per conoscerla, amarla e mantenerla viva con il loro impegno.

I protagonisti del libro sono due ragazzini: Emma e Giovanni, alle prese con la Costituzione, verso cui partono con un atteggiamento poco entusiasta.Il percorso di scoperta che racconta il libro li coinvolgerà e aprirà loro un mondo sconosciuto ma ricco di memoria e di valori per il futuro.

Il libro è semplice, dalla grafica accattivante e caratterizzato dall’alta leggibilità (cifra distintiva delle edizioni Sinnos) che lo rendono un libro davvero per tutti, senza esclusione.

Viene citato Pietro Calamandrei quale guida ideale di questo viaggio e la citazione che suggeriscono le autrici è significativa per chi vuole proporre la Costituzione ai propri alunni ma teme che sia un tema troppo impegnativo : ” vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità.” Parole che sono uno stimolo importante per noi insegnanti, per incoraggiarci a proporre questo tema ai nostri alunni nativi digitali.

TARGET: dalla classe terza della scuola primaria in poi

NELLA DIDATTICA: perfetto per gli approfondimenti legati alla struttura dello Stato che si affrontano in classe quinta, adatto anche per chi vuole lanciare il tema nelle classi precedenti (terza e quarta) attraverso una lettura accessibile.

CI PIACE PERCHÉ: per il gioco finale, che consente di affrontare la conoscenza della costituzione attraverso il linguaggio che più entusiasma i bambini: il gioco. Abbiamo apprezzato il messaggio estremamente positivo e la volontà di dare ai bambini strumenti semplici e positivi per conoscere questo argomento.

L’ISOLA: unità di apprendimento interdisciplinare per costruire il gruppo classe e sviluppare competenze trasversali.

OBIETTIVO: Sopravvivere sull’isola. Il gruppo sarà la tua unica speranza.

Unità di apprendimento sul problem solving che integra elementi di scienze, tecnologia, italiano, competenze sociali e civiche e spirito d’iniziativa.

I bambini saranno protagonisti di un’avventura centrata sull’allievo all’interno di un gruppo ristretto di coetanei, in una situazione surreale che richiede l’unione dell’immaginazione, creatività e capacità di risoluzione dei problemi di ogni bambino per di sopravvivere su un’isola deserta. Le pagine del progetto mettono di volta in volta gli studenti nella condizione di dover risolvere un problema, ricreare o rispondere ad una necessità, senza risorse economiche e materiali ma contando solo sulle risorse umane del piccolo gruppo.

La lettura e l’approfondimento del romanzo Robinson Crusoe è la cornice ideale a questo percorso da svolgersi durante l’intero anno scolastico.

target: classi quarte / quinte.

Dato il lavoro che si è reso necessario per lo sviluppo dell’UdA, essa sarà il primo materiale che non verrà reso disponibile gratuitamente ma vedrà il pagamento di una cifra simbolica. Il sito ha dei costi di gestione che vanno affrontati e vorremmo anche valorizzare il lavoro originale, distinguendolo dal materiale che forniamo gratuitamente.

Abbiamo ritenuto importante che alcuni contenuti originali (cioè scritti da noi come tutto nel nostro sito) a pagamento, con l’ obiettivo di rientrare nelle pese di gestione e compensare un minimo le numerose ore di lavoro per la creazione di articoli e post.

Resta per noi importantissima la condivisione, alla base del progetto “Vie Maestre” e  rimangono gratuiti e aperti tutti gli articoli e i materiali pubblicati in precedenza. 

DONAZIONE

Donazione a "Le Vie Maestre" per fascicolo Unità di Apprendimento "L'Isola"

€3,00

Qui potete visualizzare l’indice del lavoro: CONTENUTI ISOLA

Ecco una piccola anteprima per avere un’idea dei contenuti:

presentazione UdA

Inoltre vi verrà fornita la programmazione dell’UdA secondo modello FSE, sempre in formato PDF.

Il file verrà inviato all’indirizzo email dell’account PayPal indicato nel pagamento. 

Per info viemaestre@gmail.com

Le tecnologie e il curricolo tecnologico nella scuola primaria

 

La tecnologia a scuola non sempre viene vissuta con entusiasmo dai docenti, che vivono le TIC come un’alternativa alla scuola, non come un possibile elemento strutturante dell’esperienza didattica.

Non è semplice per molti docenti abbandonare l’idea di computer come “strumento eversivo” delle menti e delle intelligenze, come appiattitore dei saperi e principale competitor nell’interesse dei bambini.

La strada a nostro avviso più fruttuosa è far acquisire professionalmente una strategia metodologico/didattica capace di coniugare la sequenzialità dei saperi tradizionali con l’orizzontalità di una conoscenza al plurale; la via per una didattica integrata basata su una molteplicità di opportunità formative su cui far riferimento: internet, tablet, libri, software interattivi, e-book capace di produrre conoscenze utili a sviluppare quella molteplicità di intelligenze di cui H. Gardner è il principale teorizzatore ed interprete.

L’introduzione dell’informatica fin dai primi anni è finalizzata a:

  • Dare una precoce alfabetizzazione tecnologica mediante l’uso delle TIC (tecnologie informatiche e della comunicazione)
  • Far familiarizzare i ragazzi con gli strumenti informatici attraverso il potenziamento dei laboratori
  • Favorire un’intensa attività di formazione rivolta ai docenti
  • Ampliare il cablaggio delle realtà scolastiche con diffusione della banda larga e reti wireless
  • Formazione di un sistema di rete tra il Ministero / scuole / dirigenti / docenti/ assistenti amministrativi
  • Anche le “Indicazioni per il curricolo” del Ministro Fioroni non sono andate oltre un’”informatica istruzionista” nel senso che la preoccupazione di questo testo è quella di dare un’alfabetizzazione nei confronti delle nuove tecnologie.

Nella prospettiva della formazione permanente (lifelong learning) la finalità da raggiungere è quella di strutturare un sistema organizzato, trasparente e distinguibile delle competenze in uscita che possano essere certificate e quindi rappresentare dei crediti riconosciuti e spendibili anche in diversi altri itinerari formativi.

COME SI SVILUPPA LA COMPETENZA TECNOLOGICA IN AMBITO DISCIPLINARE? 

Curricolo tecnologico e aree disciplinari

Il problema che riguarda il rapporto tra le nuove tecnologie e i saperi organizzati delle aree disciplinari non può prescindere da una modifica sostanziale degli stili tradizionali di insegnamento della scuola italiana che sono principalmente istruttivi. Bisogna tener conto, inoltre, dei diversi stili di apprendimento, di conoscenza e di relazionalità degli alunni di oggi. Fin dai primi anni di scolarizzazione gran parte dei bambini della primaria presenta una grande dimestichezza con gli strumenti tecnologici (telefonini, i-pad, i-Pod, computer) e con i canali informatici come chat, blog, instant messaging. Ciò comporta un nuovo stile di apprendimento che consiste nel gestire e agire su più ambienti contemporaneamente.

Le conseguenze sul piano scolastico sono duplici. Da un lato abbiamo superficialità, incapacità a mantenere la concentrazione su un compito, scarso interesse sui contenuti formali, basso livello di attenzione, inaridimento dei codici scritti e verbali.

Dall’altro, attraverso la molteplicità di risorse comunicative e informative, vengono sollecitati nel soggetto l’autonomia esplorativa, il desiderio di conoscenza, la motivazione ad apprendere, la collaborazione. Ciò favorisce un tipo di apprendimento immersivo con conseguente innalzamento dell’autostima e del grado di motivazione del singolo.

Pertanto, è necessario garantire a tutti le strumentalità di base (linguistiche e matematiche), nel contempo occorre ribadire la necessità di formare “teste ben fatte” capaci di dare senso alle esperienze, comprendere i contesti di vita,  rielaborare i diversi saperi con le loro interconnessioni, avviando gli alunni ad una visione unitaria della conoscenza.

Diventa quindi fondamentale il lavoro collegiale interdisciplinare dei docenti di aree diverse. Le nuove tecnologie favoriscono questo rapporto aperto e trasversale con i saperi disciplinari.

Area linguistico-artistico-espressiva

I linguaggi non verbali, iconici, simbolici, grafico-pittorici hanno l’obiettivo di sviluppare e consolidare le nostre capacità comunicative, attraverso diverse modalità espressive che contribuiscono a mettere in evidenza le doti creative dell’individuo. Nella realtà vi è una una coesione dei diversi codici espressivi per realizzare una comunicazione efficace.

Dal punto di vista didattico le nuove tecnologie possono essere utilizzate come supporto allo studio (per raccogliere e rielaborare dati), sia per scrivere testi con i programmi di videoscrittura. La produzione e la comprensione di ipertesti rispecchia uno dei caratteri peculiari della società dell’informazione; attività che, supportata dalla didattica laboratoriale, dà la possibilità agli alunni di raccogliere idee, manipolarle, rivedere l’elaborato, condividerlo con i compagni.

Scrivere un testo di proprio pugno con la possibilità di vederlo sul video, fare modifiche, integrazioni, spostamenti o correzioni sviluppa nel soggetto una maggiore autonomia, capacità di rielaborazione e sintesi, nonché la capacità di produrre nell’immediato quanto la sua mente sta progettando.

Il ruolo del docente non viene sostituito dalla macchina ma diventa punto di riferimento per l’alunno perché facilita la ricerca e guida le operazioni di riflessione-revisioni personale: un mediatore con il mondo 3.0.

La relazione tra pari viene valorizzata attraverso occasioni di scrittura a coppie o a piccoli gruppi, gli alunni cooperano per il raggiungimento del miglior risultato.

Nella fase propedeutica di alfabetizzazione la videoscrittura può servire anche a potenziare le abilità di lettura attraverso l’utilizzo di giochi linguistici e testi predisposti dall’insegnante per la comprensione, l’elaborazione il completamento delle competenze espressive. Inoltre questo strumento si rivela particolarmente valido per alunni con Bisogni Educativi Speciali che trovano forte motivazione nell’utilizzo di questi strumenti.

Area storico geografica

Quest’area comprende quelle discipline che si occupano dello studio delle società umane nello spazio e nel tempo: la storia la geografia e le scienze sociali. Queste ultime non godono di uno spazio specifico disciplinare nel primo ciclo, ma obiettivi e problemi vengono affrontati nell’ambito della stessa area storico/geografica. I traguardi cognitivi da raggiungere alla fine del percorso didattico sono due:

  • Conoscenza dell’ambiente e del proprio contesto di vita
  • Competenze del saper fare storico utilizzo della linea del tempo per la collocazione di fatti e/o periodi, con riferimento e supporto di carte geo-storiche.

I questo contesto l’utilizzo di tecnologie multimediali è di grande supporto: la multimedialità e l’ipertestualità si presentano come linguaggi espressivi e cognitivi che aiutano a ripensare al mondo. Alcuni programmi simulano la vita del passato; si possono incontrare virtualmente i grandi personaggi delle varie epoche e dialogare con loro.

Con il software interattivo iperMappe si possono organizzare mappe concettuali per lo studio di varie materie, storia compresa, avviando allo studio ragionato e non mnemonico.

L’utilizzo di mappe diventa utile anche per il docente che può costruire il proprio progetto, la propria unità didattica facendo emergere le connessioni o i nodi problematici in un modo più evidente dei consueti metodi di programmazione lineare.

La geografia è una disciplina insostituibile che si occupa dell’umanizzazione del nostro pianeta, ovvero di come l’uomo ha organizzato il proprio spazio vitale nel corso del tempo. Gran parte dei problemi sono legati alla difficoltà di astrazione degli alunni di fronte alla rappresentazione mappale con cui di solito viene raffigurata la superficie terrestre, alle immagini statiche degli atlanti geografici.

GoogleEarth apre una nuova strada al modo di concepire l’insegnamento di questa disciplina, permettendo di confrontare foto satellitari e produzione di mappe grafiche e disegni; consente di interagire con le varie mappature del territorio a partire dagli elementi più conosciuti come l’ubicazione della propria abitazione. Tutto ciò suscita curiosità e desiderio di apprendimento negli alunni che possono intraprendere un viaggio virtuale alla scoperta del mondo, pur rimanendo all’interno della propria classe.

Area matematico-scientifico-tecnologico

L’utilità del laboratorio in quest’area è da considerarsi fondamentale sia come ambiente fisico dove l’alunno può sperimentare processi e fenomeni in situazioni di controllo, sia come momento funzionale dove agire attivamente, fare ipotesi, progettare.

La didattica laboratoriale è utile in tutte le discipline e la sua caratteristica è quella di saper collegare il piano formale con quello pratico.

Matematica

Lo studio della matematica solitamente è percepita come distante dalla vita reale, ma in realtà è uno strumento essenziale della nostra quotidianità e l’utilizzo della simulazione, attraverso software video ludici, può facilitare la partecipazione attiva degli alunni.

Con l’introduzione dei calcolatori la matematica del ventesimo secolo ha subito un profondo sconvolgimento che ha modificato il processo di insegnamento/apprendimento di quest’area compromettendo alcune competenze e abilità dei soggetti scolarizzati. L’uso della calcolatrice ha rallentato il calcolo mentale elemento fondamentale per migliorare la concentrazione e rendere più agile il pensiero.

L’uso del computer non migliora le prestazioni dell’allievo, ma può, attraverso la simulazione,  rendere i concetti astratti in modo pratico. Programmi come Microsoft Excel di Office o Open Office Calc o ancora l’utilizzo di un programma di geometria dinamica possono favorire processi di astrazione e rendere più accattivante l’apprendimento di questa  disciplina.

Il docente dovrà alternare le lezioni frontali a momenti in cui si invitano gli alunni ad agire attivamente operando sui software proposti.

 

Scienze sperimentali e naturali

Spesso nei documenti programmatici ministeriali si fa riferimento ad una didattica attiva basata sull’esplorazione, sulla scoperta, sulle intuizioni dei bambini che discutono con gli adulti e solo successivamente si giunge ai saperi disciplinari. Il bambino è uno studente curioso, che esplora, pone domande , confronta avanza spiegazioni e soluzioni con un linguaggio adeguato e partecipazione attiva.

Apprendimento scientifico significa principalmente apertura verso una nuova strategia didattica, utile ad identificare la regolarità dei fenomeni osservati, a fare generalizzazioni e interpretare come funziona la natura.

C’è il rischio che l’insegnamento di questa disciplina diventi noioso se rimane un insegnamento di nozioni teoriche mnemonicamente apprese. C’è il rischio, inoltre, che non vi sia un’adeguata formazione scientifica degli insegnanti preposti.

L’utilizzo delle nuove tecnologie  permette alle scuole di costituire delle reti di scambio di esperienze,  informazioni didattiche, di progetti di lavoro.

Esistono programmi di scienze che mettono a disposizione un laboratorio virtuale di simulazione dove è possibile realizzare l’osservazione e rendere concreti eventi che sarebbe molto più difficile praticare nel nostro vissuto quotidiano. La costituzione di team game può contribuire ad una vasta gamma di strategie per l’apprendimento: il problem solving, la sequenzialità, il ragionamento deduttivo, la memorizzazione.

La tecnologia

Negli esempi riportati dal Ministero della Pubblica istruzione per quanto riguarda le TIC (Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione), vi è l’uso del computer proposto come strumento per raccogliere dati, tabelle e appunti per lo studio, per conoscere le diverse forme testuali (poesia, racconto, video) e produrre creativamente ipertesti.

Che cos’è la media education

L’uso delle tecnologie multimediali crea due grandi categorie di attività didattiche che possiamo realizzare in classe:

  • Educazione con i media
  • Educazione ai media

Della prima categoria fanno parte tutte quelle attività che vedono le nuove tecnologie usate come strumenti: utilizzo dello schermo per mostrare un video che aiuti la comprensione di un avvenimento naturale, o l’utilizzo della posta elettronica per mettere in comunicazione gruppi di alunni lontani….

Della seconda categoria fanno parte tutte quelle attività che mirano alla comprensione dei media stessi, visti non solo come strumenti , ma come veri e propri oggetti culturali: i media fanno parte della nostra cultura e come tali vanno conosciuti come un “argomento di studi”.

Questo studio dei fenomeni comunicativi  mediali, si chiama media education.

La necessità della media education sta nel fatto che:

  • i media stanno cambiando il modo di vivere di milioni di persone
  • I media fanno cultura affiancandosi alle agenzie educative tradizionali
  • L’accessibilità dei media

I più grandi consumatori della cultura mediale sono proprio i bambini e i più giovani che dimostrano una tale familiarità con i linguaggi e le tecnologie da poter costituire la generazione dei screenagers.

La media education come forma di alfabetizzazione

Il concetto di alfabetizzazione è molto cambiato: tutta l’età moderna è stata teatro di un progressivo ampliamento dell’alfabetizzazione sia da un punto di vista quantitativo (fasce sempre più ampie di popolazione hanno avuto accesso all’istruzione) sia come espansione di ciò che si riteneva necessario apprendere per poter vivere nella società.

Infatti se agli inizi dell’Ottocento bastava saper scrivere  la propria firma ( e con ciò era ammesso a votare) e quaranta anni fa segno dell’alfabetizzazione era saper leggere un breve testo tratto dalla vita quotidiana nella propria lingua madre, oggi queste capacità no soddisfano più. Attualmente diventa difficile considerare una soglia di alfabetizzazione che non comprenda la conoscenza di una seconda lingua oltre la propria o che non si abbiano abilità nello scrivere con la tastiera di un computer. Questi sono segni chiari di come il concetto di alfabetizzazione sia legato ai tempi e che oggi sia necessario riconsiderare il concetto di alfabetizzazione. Pertanto anche i linguaggi e le tecnologie della comunicazione più moderna possono essere concepiti nel processo di alfabetizzazione che deve essere finalizzato al conseguimento dei quattro livelli evidenziati:

  1. Capacità di accedere: dove reperire i contenuti che interessano.
  2. Capacità di analizzare: comprendere il significato del messaggio.
  3. Capacità di valutare: esprimere un giudizio critico.
  4. Capacità di produrre: raccontare le proprie esperienze ed esprimere il proprio pensiero.

La media education coinvolge e stimola abilità complesse che operano sia sul piano cognitivo che emozionale. I bambini si sentono coinvolti e motivati partecipi di un percorso che li coinvolge direttamente.

Dai laboratori al curricolo di media education

Sin dagli anni Settanta esiste l’idea di educare ai media con esperienze sul cinema, sulla televisione o di giornalino scolastico. Anche i Programmi didattici per la scuola primaria del 1985 contenevano un paragrafo di Educazione all’immagine fortemente innovativo dove vi erano precise indicazioni sull’acquisizione critica dei linguaggi iconici sia in termini di decodifica che di produzione. Per diversi motivi la media education però ha avuto una scarsa sistematicità delle esperienze realizzate nella scuola, non è stata garantita a tutti i bambini sul territorio nazionale e senza continuità durante la carriera scolastica.

Si rende pertanto necessario la progettazione di un curricolo di media education, riflettendo su quali siano le competenze da sviluppare per poter vivere da cittadini  nel mondo dei media e soprattutto dei social. 

 

 

COME CREARE UNA PRESENTAZIONE PER L’ORALE DEL CONCORSO?

Premessa: ciascun docente ha un proprio stile di insegnamento ed un proprio percorso che dovrebbero riflettersi nelle prove concorsuali che sostiene. Non c’è nulla di meno efficace di un materiale curato e raffinato ma che non “appartiene”al docente perché non ne riflette le caratteristiche. Ricordiamoci che “less is more”: meno è meglio.

PUNTI FONDAMENTALI PER LA COSTRUZIONE DI UNA PRESENTAZIONE EFFICACE SONO:

  • EVITARE I TROPPI STIMOLI VISIVI: sebbene un bel Power Point sia un buon biglietto da visita, non significa farcire la presentazione di oggetti e sfondi complessi. La semplicità è sempre la strada da preferire.
  • EVITARE I FORMAT TROPPO DIFFUSI: evitate i modelli troppo standard per non ritrovarvi con la stessa presentazione di chi vi ha preceduto e di chi vi seguirà. Sono quindi da evitare  le slide come questa: schermata2019-01-31alle18.03.48
  • NON PUNTARE SULLE TRANSIZIONI O ANIMAZIONI ELABORATE: a meno che non siate sicuri del pacchetto Office che ha il computer con cui effettuerete la presentazione, evitate animazioni particolari perché non tutte sono supportate dalle versioni più vecchie dei sistemi operativi.
  • LAVORATE IN MODALITÁ COMPATIBILE: prima di elaborare uno splendido lavoro che poi si rivela funzionale solo sugli ultimi sistemi operativi, impostate sin da subito il Power Point in modalità compatibile, sarete sicuri che funzioni comunque.

E SE NON VOLESSI USARE IL POWER POINT? 

MEGLIO! Darete prova di spirito di iniziativa e di competenza digitale. Inoltre vi distinguerete dagli altri candidati presentando un approccio differente: una competenza sempre apprezzata dalle commissioni esaminatrici!

Ci sono diverse risorse facili da utilizzare e di grande effetto, trovate i nostri suggerimenti qui: 4 app per facilitare la vita degli insegnanti. Risorse gratuite e facili da utilizzare.

Come sempre lasciateci il vostro feedback in merito ai nostri consigli o integrateli con le vostre indicazioni!

ALFABETIZZAZIONE EMOTIVA: risorse e idee per educare alle emozioni.

La pedagogia delle emozioni insegna a pensare un’educazione non più logocentrica ma che si apra alla molteplicità di linguaggi di cui l’essere umano in formazione dotato per esprimersi.

La didattica si sostanzia di aspetti motivazionali indispensabili per il buon esito del processo apprenditivo, come la teoria delle intelligenze multiple e gli studi sull’intelligenza emotiva ben rispecchiano. Le emozioni sono il nostro modo di rispondere a ciò che accade nel mondo e sono l’espressione del nostro modo di essere. I bambini apprendono dagli adulti la capacità di nominare le emozioni ed i sentimenti e questo è un processo di insegnamento molto importante che sostiene l’autonomia comunicativa e relazionale. I bambini che nominano e riconoscono le emozioni e i sentimenti riescono a contenere maggiormente gli atti impulsivi e a limitare le espressioni di rabbia intensa e di aggressività. Narrare le emozioni attraverso storielle e brevi rappresentazioni teatrali permette al bambino di sentirsi in empatia con i personaggi e di cogliere gli aspetti emotivi attraverso un “rispecchiamento” nelle esperienze ascoltate.

Sostenere l’autonomia emotiva consente al bambino di poter scegliere tra una gamma di comportamenti e non lo limita nella percezione di sé. La capacità di ascolto viene sostenuta e sviluppata attivando un potenziamento anche delle competenze attentive. Il lavoro di alfabetizzazione emotiva consente di far emergere le potenzialità del bambino in un’ottica di sostegno dell’intelligenza emotiva. La progettazione di interventi di “alfabetizzazione emozionale” diventa fondamentale per riflettere sui propri stati emotivi, saperli nominare e cogliere empaticamente nell’altro.

Per l’insegnante, l’alfabetizzazione emotiva e prosociale può rappresentare un supporto alla professionalità. L’insegnante è confermato nel suo ruolo di facilitatore della crescita culturale e valoriale degli alunni, consentendo un cammino che pone alla persona la condizione di “essere”, priorità etica rispetto al “sapere” e al “saper fare”. Per i genitori, l’intervento è una opportunità per acquisire strumenti e informazioni per accompagnare e guidare l’educazione dei figli e per identificare situazioni di disagio e di sofferenza.

Abbiamo pubblicato alcuni progetti che riguardano le emozioni in generale: Emozioni in classe oppure la gestione dell’aggressività e della rabbia: PERCORSI EDUCATIVI e UDA.

Abbiamo inoltre dato spesso spazio a libri e giochi che diano ai bambini strumenti positivi per la gestione della  propria interiorità:

Risorse importanti e positive sono anche i giochi per costruire un clima di classe improntata alla fiducia nei compagni ed alla collaborazione reciproca.

Abbiamo suggerito molte attività per costruire il gruppo, che coinvolgono in modo leggero e positivo tutti i bambini:  4 ATTIVITÁ E GIOCHI PER COSTRUIRE UN GRUPPO CLASSE (team building)

Suggeriamo la visione del Film “Inside Out”, adatto dalla classe seconda in poi:

Potete acquistare il film di Inside out cliccando su questo link:

Inside Out

Vi invitiamo inoltre a visitare la nostra bacheca Pinterest dedicata alle emozioni: https://www.pinterest.it/viemaestre/emozioni-a-scuola/

E voi? Lavorate su questo aspetto educativo nelle vostre classi?

Perchè è importante documentare il proprio lavoro a scuola

COSTRUIRE INSIEME LA DOCUMENTAZIONE 

Possiamo intendere per materiale documentale qualsiasi oggetto, prodotto o strumento utile a richiamare o conservare la memoria di avvenimenti o situazioni significative. In campo educativo e didattico la documentazione costituisce una testimonianza e la memoria di come si era, di ciò che è accaduto, di ciò che è stato fatto e, molte volte, delle ragioni – spesso nascoste – che hanno portato alla determinazione di certi eventi o situazioni. A volte è possibile cogliere significati e ragioni solamente se si riesce a prendere una distanza (temporale) dagli avvenimenti vicini nei quali, nell’immediato, siamo troppo immersi per poterli guardare con il necessario distacco. La documentazione rappresenta una traccia, una memoria di eventi considerati significativi, di situazioni, di stili educativi, di scelte effettuate ad hoc che si intende controllare. Anche nella scuola è necessario ricordare. Molte esperienze, situazioni, eventi che hanno rappresentato per bambini ed adulti momenti forti e vissuti intensi, sono andati perduti perché non se ne è conservato traccia.

L’IMPORTANZA DELLA DOCUMENTAZIONE

A volte, un insegnante può percepire la vita nella scuola come appiattita, schiacciata sulle routine. Le cose (le novità, gli eventi, i piccoli cambiamenti) si perdono nella nebbia della quotidianità che, con il passare del tempo, appare sempre uguale a se stessa. Altre volte, le esperienze che vengono effettuate possono risultare talmente dense e forti da essere presto dimenticate e perdute se non vengono fissate. In altri casi, si può avere la sensazione, al termine dell’anno, di non avere ben chiaro ciò che si è fatto ed i passi che sono stati effettuati. A volte può accadere di sopravvalutare la propria azione educativa; altre volte (è forse il caso più frequente) si può correre il rischio di sottovalutarla. In ogni caso, la documentazione costituisce uno strumento utile per la qualità dell’azione educativa.

Perchè documentare? Le ragioni per cui la documentazione nella scuola è importante sono molteplici. Indichiamo qui, sinteticamente, tre scopi principali:
L’azione educativa e didattica come attività pensata

Documentare significa pensare adeguatamente a ciò che si farà prima di farlo, prestare attenzione alle dinamiche che intercorrono mentre si sta svolgendo una determinata attività, oppure analizzare un po’ più a freddo e a distanza su ciò che si è (appena) finito di fare. In tutti i casi, si tratta di una riflessione, per così dire, a distanza rispetto a ciò che si intendeva fare o si è fatto sul momento. Si ha la possibilità di riguardare con distacco ciò in cui ci si è trovati o ci si troverà immersi; significa effettuare un confronto fra lo scarto esistente fra le proprie intenzioni educative e ciò che effettivamente è avvenuto nella situazione pratica

La scrittura come lavoro di autochiarificazione 

Documentare significa, da questo punto di vista, esporre, presentando con chiarezza metodologica e di contenuto, l’azione che è stata svolta in sezione o che si intende svolgere.

La focalizzazione dei problemi

Specialmente nella documentazione personale sono più facilmente evidenziati gli aspetti problematici che preoccupano maggiormente l’insegnante, oppure le situazioni che possono provocare incertezza, difficoltà, ansia. La documentazione diviene, in questo caso, lo specchio dei problemi da mettere meglio a fuoco nelle situazioni didattiche. La descrizione di un puntuale percorso didattico per un bambino in difficoltà segnala un’attenzione didattica mirata. La definizione puntuale di aspetti organizzativi può nascondere la corrispondente preoccupazione dell’insegnante. In modo simile, sorvolare su certi aspetti significa non ritenerli importanti, o anche, erroneamente, sottovalutarli e, appunto, non vederli. In altre parole, la documentazione dell’azione educativa e didattica riflette sempre, inevitabilmente, la particolare prospettiva del suo autore. In ogni modo, la documentazione (se non è troppo povera od eccessivamente occasionale e parziale) riflette, di solito in modo sufficiente, i pro e i contro dello stile educativo ed i problemi principali che si presentano in una determinata situazione educativa.

 DOCUMENTARE SERVE?

Uno dei rischi più forti è quello di andare più o meno consapevolmente alla ricerca, attraverso la produzione di materiali di documentazione, della conferma anticipata. E’ ciò che è stato definito come l’effetto Pigmaglione, che consiste nel prevedere in anticipo che cosa accadrà per poi constatare che è accaduto esattamente ciò che ci si aspettava. In altre parole, la documentazione dovrebbe rappresentare una condizione di ricerca anche per chi la mette in opera: documentare significa rileggere con occhio più distaccato ciò che è stato fatto per cogliere significati e ragioni che non erano del tutto consapevolmente presenti nel momento in cui veniva attuata l’azione educativa e/o didattica

Sperimentare con i colori. UDA tra arte e natura da realizzare in classe

La scelta di realizzare a scuola un percorso artistico-manipolatorio risponde alla valorizzazione dell’identità di ciascun bambino e alla libertà di espressione tramite molteplici linguaggi, non solo linguistici, anche in considerazione dell’alta presenza di alunni stranieri nel territorio scolastico in cui viviamo.
Recentemente abbiamo lavorato molto in classe sul  binomio Arte e Natura; abbiamo quindi deciso di condividere con voi alcune delle attività che abbiamo realizzato con i nostri alunni.

OBIETTIVI

Gli obiettivi che abbiamo individuato relativi alla nostra UDA sono stati:
– Familiarizzare i bambini con i linguaggi e le pratiche dell’arte

– Favorire un atteggiamento “estetico”, ovvero offrire ai bambini il punto di vista dell’arte per guardare al di là di stereotipi e pregiudizi e leggere anche la realtà quotidiana con un atteggiamento attivo, di curiosità e stupore

– Proporre la sperimentazione di nuovi strumenti e materiali, offrendo una chiave espressiva attraverso il linguaggio dei materiali, dei segni, del colore

TECNICHE

Le attività sono state varie e, nel rispetto delle Indicazioni, hanno coinvolto diverse tecniche e diversi ambiti artistici.

I bambini hanno potuto sperimentare varie tecniche grafico- pittoriche (tempere, acquerello, pastelli, pennarelli) e diverse forme di realizzazione (pittura con le mani, con i pennelli, con stencil, con stampi ricavati da frutta e verdura).
Le attività realizzate hanno visto la produzione di vari disegni creati usando il succo di alcune varietà di verdura per colorare in modo naturale e la stampa di frutti e verdure di vario tipo.

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DOCUMENTAZIONE
Per condurre l’unità di apprendimento ci siamo documentate con libri e riviste di arte per bambini; in particolar modo abbiamo trovato utilissima la consultazione del libro “Facciamo i colori!” di Helena Arendt, edito da Terre di mezzo, che raccoglie preziosi suggerimenti su come creare tinte naturali a partire da fiori, foglie e frutti facili da trovare in giardino, nell’orto o durante una gita.
Sabbia e foglie di ortica, cavolo rosso e papaveri, dalie, barbabietole, spinaci, bacche di sambuco, terra, noci, bucce di cipolla gialla e tanti altri materiali possono diventare una tavolozza ricchissima per dipingere un po’ di tutto, dalla carta alle guance alle uova di Pasqua, e trasformarsi in colori a olio, colori a dita, trucchi o gessetti con l’aggiunta di prodotti che tutti abbiamo in dispensa. Ogni stagione possiede infatti la sua palette cromatica.
Per fare i colori serve un’attrezzatura semplice: pentolini, colino, mortaio e poco altro. Ecco alcuni esempi di attività dei colori ricavati:

ATTIVITA’
Coloriamo con il succo delle rape rosse

Inizialmente abbiamo chiesto ai bambini di fare un disegno a piacere con la ceretta bianca su un foglio, poi abbiamo ricoperto interamente il foglio con il succo ricavato dalla spremitura delle rape rosse. Agli occhi dei bambini, come una magia, ricompariva il disegno a cera bianco.

Coloriamo con succo di cavolo viola

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Inizialmente abbiamo frullato e filtrato il cavolo viola, per poi usare il succo estratto per ricoprire un foglio intero con l’aiuto di un pennello. Abbiamo applicato sul foglio ancora bagnato gocce di aceto di vino, bicarbonato e succo di limone: tre sostanze che interagendo con il succo di cavolo creano colori ed effetti fantasiosi.

La trasformazione di alcuni vegetali in “tinte naturali”, ha permesso ai bambini di avvicinarsi al mondo della scienza (vista come una magia) attraverso più canali di comunicazione: fare, giocare, toccare, odorare e sentire. Creando a scuola questo divertente laboratorio scientifico per estrarre il colore dal mondo della natura, hanno affinato competenze logiche, percettive, linguistiche e cognitive.

I bambini hanno poi raccontato l’esperienza con le mappe concettuali, partendo dall’oggetto (i vegetali) e personalizzando la mappa nel procedere della descrizione utilizzando strutture diverse. Le mappe sono state quindi delle verifiche su come i bambini hanno organizzato l’esperienza e sulle conoscenze apprese da ognuno di loro.
L’impiego del colore naturale può ispirare fantasiose composizioni artistiche, che nascono dalla sovrapposizione e combinazione di stesure pittoriche, uova, stoffe, tessuti e spaghi tinti.

La scoperta del mondo rappresentativo stimola il bambino a saper «osservare» ciò che è evidente e comprensivo. L’utilizzo di un approccio ludico lo aiuta inoltre a «fare per conoscere» e al «fare per capire». In questo modo si scopre il mondo, si percepiscono le forme e i colori.
La realizzazione del percorso ha dato infatti la possibilità di valorizzare le esigenze e le potenzialità di ciascun bambino e del gruppo nel suo complesso.
Il laboratorio può proseguire negli anni successivi, ad esempio come percorso interdisciplinare:
– con la storia: come venivano creati i pigmenti colorati dalle civiltà del passato
– con le scienze: alla scoperta della cellula vegetale e della fotosintesi clorofilliana

Su amazon è possibile trovare il libro: Facciamo i colori! Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura. Ediz. illustrata

ANTICIPATARI: una riflessione.

L’anticipo di iscrizione alla scuola primaria e alla scuola dell’infanzia è consentito ai bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento. I genitori che richiedono l’anticipo possono avvalersi, per una scelta attenta e consapevole, delle indicazioni e degli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai bambini, nel caso di iscrizione alla scuola primaria. Vi rimandiamo alla pagina del MIUR con i riferimenti normativi precisi e le indicazioni del Ministero: http://www.miur.gov.it/anticipi

IL NOSTRO PARERE: spesso i bambini arrivano alla scuola primaria ( o alla scuola dell’infanzia) sulla motivazione della loro intelligenza o della loro competenza in ambito cognitivo. A nostro avviso non c’è alcuna correlazione tra l’intelligenza di un bambino e la sua capacità di affrontare un cambiamento complesso com’è il passaggio alla scuola primaria. Spesso le famiglie (vere fautrici di questa scelta, molto raramente consigliata dai docenti) sottovalutano la complessità delle richieste che fa la scuola primaria ai bambini: si devono stabilire nuovi equilibri con i docenti, tra compagni (spesso nuovi), si devono gestire materiali e spazi in autonomia.

Un bambino che arriva a scuola “in anticipo” non ha alcun vantaggio specifico rispetto al gruppo in cui viene inserito. Se vogliamo pensare alle esperienze dei bambini in termini di “vantaggio/svantaggio” possiamo dire che però toglierli da un gruppo di pari per inserirli in un gruppo di bambini più grandi non necessariamente li avvantaggia. Sicuramente un bambino che finisce di frequentare la scuola dell’infanzia a sei anni e mezzo arriverà sicuramente con un “vantaggio” in termini di sicurezza e maturità: un bagaglio prezioso per affrontare questo salto verso il mondo della scuola.

Valorizziamo l’esperienza che conduce il bambino in quel momento: aiutiamolo ad apprezzare ciò che sta vivendo in quell’ordine di scuola. Spesso la scuola dell’infanzia è sottovalutata: viene vista come un “trampolino” verso la primaria. L’esperienza della scuola dell’infanzia è invece arricchente e formativa in ogni aspetto dello sviluppo del bambino: non sviliamola riducendola ad un passaggio in vista della “vera scuola”.

Lo stesso approccio andrebbe riservato ai nidi d’infanzia rispetto all’anticipo verso la scuola dell’infanzia: purtroppo c’è una tale carenza di servizi alle famiglie che diventa comprensibile il motivo per cui alcuni genitori scelgono questa via per i propri bambini.

In sintesi: in linea generale non siamo favorevoli all’anticipo dei bambini. Diamo valore alle esperienze dei bambini per ciò che sono e non come “propedeutiche ad altro”: cresceranno il senso di autoefficacia e la motivazione intrinseca.

E voi che pensate di questo argomento? Vi trovate d’accordo con la nostra opinione?

 

 

Promozione della lettura: il progetto BISCOTTI.

Siamo state contattate da Sara, che ha ideato e gestisce il progetto “Biscotti”. Si tratta di una pagina web (https://www.ibiscotti.org/)in cui bambini e ragazzi, di etá compresa tra i 4 e i 18 anni, consigliano il loro libro preferito registrando una recensione in formato audio di 1 minuto.

L’idea alla base dell’iniziativa è di favorire una condivisione di recensioni audio di piccoli lettori. Un’idea molto utile per socializzare ciò che viene generalmente relegato al gruppo-classe durante le attività di biblioteca di classe. Cosa c’è di meglio che condividere non solo con i compagni ma con il mondo intero le proprie scoperte letterari?

Come partecipare?

Seguendo una semplice scaletta che prevede:

• nome
• età
• perché è piaciuto il libro che si consiglia
• di che cosa parla
• qual è la scena o la storia che più ti è rimasta impressa
• a quanti anni si può iniziare a leggerlo
• quale libro si sta leggendo ora
• di quale libro hai sentito parlare che ti piacerebbe iniziare a leggere
I contributi audio devono essere inviati a biscottinelforno@gmail.com.

Buona lettura a tutti!